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Poteva il Sindaco De Mossi emettere l'ordinanza dei 10+10?

Quando non si conosce la genesi delle norme del Regolamento del Palio, occorrerebbe approfondire con studi e consulenze per non scivolare nelle consuete bucce di banana. Il problema riguarda, nell'attualità, la risposta se il Sindaco De Mossi, anche senza la consultazione dei 17 onorandini, poteva emettere un'ordinanza che allungasse i tempi previsiti dal comma 3 dell'art. 98 (Contrade) e 99 (fantini). La risposta è assolutamente positiva e non va a contrastare nessuna norma del Regolamento.

Si tratta, in parole povere, di ottemperare con un apposito atto (appunto l'ordinanza) a situazioni contingenti che richiamano immediate azioni amministrative. De Mossi ha calcolato che i 10 giorni, per rispondere alle sanzioni di primo grado dell'assessore delegato, coincidevano con il 16, giorno del Palio e, per andare incontro alle esigenze temporali di Contrade e fantini, aveva studiato il modo di un ulteriore proroga di dieci giorni.

Il ricorso alle ordinanze, per coprire le lacune regolamentari o per amalgamare le disposizioni statali con le nostre "regole della Festa", sono presenti di Palio in Palio. C'è un'ordinanza fondamentale che riguarda la presenza dei cavalli mezzosangue sul tufo. Ebbene nel Regolamento del Palio non è assolutamente previsto che i cavalli da presentare e scegliere siano di origine meticcia, con esclusione automatica dei purosangue inglesi. Non c'è scritto nel Regolamento, c'è scritto in un'ordinanza precisa, che risale al dicembre 2000 quando in Palazzo c'era Piccini. Violazione del Regolamento senza la consultazione del Consiglio? Ma via, di cosa state parlando?

Non solo. C'è sempre un'ordinanza che stabilisce l'obbligo delle certificazioni equine; il Regolamento sull'argomento tace. Altra ordinanza sull'obbligo del cap per la tratta (prima, era Piccini) e prove (dopo, era Ceccuzzi). Il Regolamento tace, addirittura parla di "berretto" (art. 61). Continuare è, per chi scrive, fin troppo semplice.

Se un termine perentorio inserito nel contesto del Regolamento del Palio, classificato dal TAR come "metagiuridico", per cui esente da qualsiasi controllo anche giudiziario (ovviamente nelle regole ad esso riferite), vale a dire i 10 giorni di tempo per presentare il ricorso, viene allungato da un'ordinanza "metagiuridica" non costituisce, a nostro parere, quelle violazioni statali di cui gli avvocati-palieschi vogliono riempirsi la bocca. Un Ente locale come il Comune di Siena è sottoposto al rispetto di precise normative, anche al suo stesso Statuto purché non infranga la legge dello Stato; è svincolato, al contrario, da un altro Regolamento, quello paliesco, nel quale l'Ente organizzatore può subentrare a mancanze anche temporali.

L'art. 102, ad esempio, dà facoltà all'Autorità comunale, quindi al Sindaco, di assumere "ogni disposizione oi provvedimento che si rendesse necessario adottare per circostanze ... che non siano previsti nel Regolamento". E' vero che l'art. 102, come il 100, è vincolato al "Palio in essere", ma i provvedimenti sanzionatori di Provenzano, o, meglio, le date contemplate nel post-notifica, avrebbero potuto rientrare nella sfera operativa del 102.

Nessuna forzatura al Regolamento da parte del Sindaco, ma solo rispetto per le/i "dieci" che entro giovedì 16 dovranno portare,  fino alle ore 23,59, i propri ricorsi, Alle 0,00 è un altro giorno. Quindi di cosa si vuole parlare, se non si ha l'esatta conoscenza della genesi delle "nostre regole"?. Il Sindaco De Mossi ha voluto coinvolgere direttamente i 17 onorandini; l'unico errore al momento della sua gestione paliesca.

9 agosto 2018