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1976-2016 = . Così, semplicemente       

 

 

Violento e ingiustificato attacco al Sindaco Brunetto

"Le Contrade ...hanno diritto di consultare la Relazione dei Deputati della Festa e di estrarre copia della medesima ... per tutto quanto è connesso e collegato al provvedimento formulato dall'Assessore Delegato". Così recita il comma 4 dell'articolo 98 del Regolamento del Palio, quel Regolamento che il Comune di Siena ha l'obbligo di rispettare e di farlo rispettare per proseguire, negli anni, il "grande gioco del Palio".

Il recente violento attacco, che il Sindaco Brunetto ha subito sia dall'Oca che dagli onorandi, è completamente fuori luogo, poiché le pretese dell'Oca non hanno motivo di esistere in considerazione di ciò che stabilisce il Regolamento del Palio, figuriamoci poi la posizione assunta dagli onorandi, anzi onorandini.

Questo Regolamento, che non nasce casualmente, ma è frutto di continue modifiche attraverso i secoli per renderlo amalgamato ai tempi sociali del momento, ha avuto la fortuna di non essere mai stato modificato dal 1999, quando in Palazzo c'era il Vero Sindaco della città, Pierluigi Piccini.

E' un Regolamento che, comunque, andrà riscritto per renderlo più attuale in considerazione degli intoppi che le "letture" moderne hanno messo in rilievo; ma resta e resterà attuale in considerazione di un principio basilare: il rispetto delle regole che esso contiene.

Regole che, nel secolo attuale, sono state rispettate alla carlona da chi, queste regole, ha il dovere, e diritto, di farle rispettare e di rispettare: il Comune di Siena. Attualmente il Palazzo è un handicap per il Regolamento del Palio, visto che da Suor Palio a Frate Palio la struttura, con competenze allegrotte, non ha la benché minima esperienza di conoscere le regole del gioco.

Il fatto che da Palazzo si sia voluto evidenziare la separazione, tra gli eventi dell'agosto 2016 con quelli dell'agosto 2017, dimostra chiaramente l'assoluta incompetenza, ed impreparazione, dell'organo organizzativo del "gioco del Palio".

La posizione assunta dagli onorandini, con un attacco ingiustificato verso il Sindaco Brunetto, merita la stesura di un velo pietoso, anche in considerazione della mancanza di atteggiamenti similari per altre recenti vicende di importanza vitale. La posizione, del resto legittima, dell'Oca va analizzata in un quadro molto diverso da quello che la Contrada ha voluto evidenziare.

La presenza degli avvocati palieschi produce effetti contrastanti e negativi tra i piani della legislazione paliesca. Non è possibile, infatti, analizzare le questioni disciplinari relative al Palio con una visione professionale che nulla a che a vedere con la natura, anche storica, delle "regole del gioco".

Il tribunale paliesco non è un tribunale penale e possiede cadenze diverse, molto diverse, nella loro espressione tecnica e gestionale.

Gli avvocati palieschi, che con la loro professionalità penale non si amalgamano con la natura delle regole del gioco, offrono una visione che di per sé è inattaccabile, come dimostra il documento dell'Oca al riguardo. Ma lo spirito in cui si inserisce la polemica stride sul piano verso cui è rivolta. E' inammissibile, infatti, sostenere, come ha fatto l'Oca, e gli onorandini a rimorchio, la consegna integrale di tutti i documenti accusatori, come avviene, per legge, nei procedimenti penali.

Se la regola che abbiamo citato all'inizio non risulta "coerente" con il modo di vivere e leggere dell'attualiotà, allora è necessario modificarla, non certo accusare direttamente chi, come il Sindaco Brunetto, questa regola ha fatto rispettare. Va, a livello storico, sottolineato come l'Oca, ancora una volta, sia caduta nell'errore che si era già manifestato agli inizi degli anni '90, allorché la corretta applicazione delle norme consuetudinarie del momento produssero un "foglio di via" al Sindaco in occasione delle Feste per S. Caterina. Ricontrollare i rispettivi archivi cartacei.

Palazzo non è all'altezza di rispettare le regole, inventandosi, come abbiamo visto, paragoni di atteggiamenti che, al contrario, sono identici; ma l'azione dell'Oca non appare condivisibile proprio perché il fatto commesso esiste, la responsabilità diretta lo stesso.

Se poi siano esistiti accordi sottotraccia tra onorandini e Palazzo è opportuno ricordare che qualsiasi indirizzo deve trovare "credibilità amministrativa" solo ed esclusivamente in atti ufficiali, quali le ordinanze del Sindaco. Tutto il resto è inesistente, anche se, va sottolineato, che Palazzi ha concesso ad un fantino, e una Contrada, di poter scegliere deliberatamente di posizionarsi al secondo canape: le regole che Palazzo, con questo specie di Ufficio a traino, non conosce e non sa farle rispettare.

Togliere, comunque, di mezzo gli "avvocati palieschi" potrebbe rappresentare una salutare medicina affinché le "regole del gioco" continuino a produrre effetti positivi. Sempreché in Palazzo esista, come accennato, "qualcosa" che abbia presente il motto "chi sbaglia paga". Così, proprio semplicemente.

Sergio Profeti

4 febbraio 2018