SUNTO

 Sunto non si compra ... si legge gratis - Dal 1976 l'informazione paliesca senza un briciolo di pubblicità -  contatti

1976-2016 = . Così, semplicemente       

 

 

I conti di Palazzo non sono assolutamente in sicurezza

Palazzo è pieno di debiti e sono affermazioni false ed inventate quelle che sostengono il contrario. A dirlo, nello specifico, è la Corte dei Conti con la sua deliberazione n. 138 del 25 maggio. In questa delibera la Corte si è pronunciata sul maldestro tentativo di Palazzo nel bilanciare le osservazioni formulate dalla stessa Corte nella delibera n. 64 del 7 marzo.

L'esame contabile si riferisce al bilancio consuntivo del 2014, in quanto quelli del 2015 e del 2016 devono essere ancora analizzati. Il buco contabile creato in Palazzo, dai cosiddetti esperti del settore, ammonta ad oltre 18 milioncini di eurini: 4.080.607,16 eurini di vero buco amministrativo e 14.092.761,88 eurini di fondi vincolati che Palazzo ha usato per pagamenti non vincolati dal fondo.

I 18 milioncini di eurini dovranno trovare correzioni nei bilanci consuntivi, già approvati dalle ancelle di Carolinaaaaaa e C., del 2015 e del 2016 al fine di presentare alla Corte dei Conti cifre in linea con le numerose eccezioni formulate nella delibera n. 138.

Interessante sarà vedere come tra il 7 marzo e il 25 maggio, le date delle due bocciature della Corte, Palazzo abbia rastrellato i soldi virtuali, quelli per intenderci che fanno riferimenti ai residui attivi. Si tratta di soldi a bilancio che non sono stati utilizzati e che sono quindi avanzati sotto l'etichettatura "virtuali": non ci sono ma ci sono.

Sarà anche interessante far vedere quanta illegalità amministrativa sia stata commessa nel rastrellamento e come, sotto il controllo inesistente de La quarta, si sia deliberato in Giunta su rastrellamenti fantasma dei vari dirigenti. Ci sono le date della pubblicazione all'Albo Pretorio a bocciare il controllo di legge a cura de La quarta.

La città senza soldi, e sempre più con tasse, non può investire, né decollare. Gli slogan con cui ci si gonfia la bocca fanno parte di una politica consumistica dell'ipocrisia più pura.

24 agosto 2017