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Perché è giusta la censura televisiva

Raffaele Ascheri ha avuto l'intuizione, tra i tanti meriti informativi, di analizzare la censura paliesco-televisiva con una serie di apprezzabili angolazioni. La sua è una visione reale e messa a confronto di ciò che accade dopo pochi istanti sulle piattaforme digitali necessita di alcuni bilanciamenti. Anche la Rai, qualche decina d'anni fa, scaricò la responsabilità alle gestioni delle immagini per salvarsi dal concetto di "censura". Ma la censura sulle immagini non esiste proprio.

Quando nel 1994 iniziò il ciclo delle immagini paliesche "prodotte" in proprio, con una scia di nutrite accuse sulla censura rivolte a Palazzo soprattutto dalle fonti e cervelloni locali (tutti locali), Palazzo stesso pensò, con ragione, di arginare quel tipo di trasmissioni fosforescenti sempre alla ricerca della zampa rotta da spiattellare in primo piano. Il modello da seguire era, forse, quello giornalistico dei paesi anglosassoni ed inglese in particolare. In questi paesi, che certo non necessitano di censura per l'opinione pubblica, si applicano due concetti che, ad esempio, in Italia non vengono neanche presi in considerazione.

Il primo concetto è di evitare le cosiddette immagini forti, o quelle che possono essere motivo di emulazione da parte dei soliti cretini. Il secondo concetto è quello di "non infastidire" sbraitando quello zufolo chiamato microfono sotto il viso delle persone. Una cultura comunicativa che è alla base del rispetto, senza ignorare la notizia. Tutt'altro.

Le immagini paliesche filtrate servono solo a "dare la notizia", perché far vedere un carabiniere che ruzzola in mezzo ad un palco non è certo un modo comunicativo su cui soffermarsi proprio ... per fare notizia. Non riproporre immagini cruenti è indice di evoluzione, altrimenti ci sarebbe da sostenere che le gite turistiche nei luoghi dei misfatti italiani, dove sono state ammazzate le persone o si sono verificati nubifragi, risultino appartenenti ad una cultura, non idiota, ma apprezzabile.

Dal 1994 le immagini sono di proprietà esclusiva del Comune di Siena, che delega la loro diffusione a pagamento alle 17 Contrade. E' un rispetto alla città, non si tratta di censura. Le censure sarebbero ben altre.

Ad avere tempo, e pazienza, ci sarebbero da riproporre i commenti degli ultimi dieci anni sullo svolgimento della Passeggiatina sul tufo da parte delle 17 comparse, per rendersi conto di quanta banalità faccia da sottofondo ad immagini statiche e che possono essere comprese solo dentro le mura. La censura dovrebbe essere applicata ai cosiddetti commentatori, non certo alle immagini.

E visto che Raffaele, o Raffy, ha toccato anche l'argomento delle guide turistiche, sarà opportuno anticipare che agli inizi degli anni '50 venivano venduti (a Siena) posti a sedere per assistere alla benedizione del cavallo. Quasi quasi, sull'argomento, ci torneremo, visto che il Vanersborgs IF martedì ha vinto per 1-0.

24 agosto 2017