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Processo contro tre fantini e un veterinario per ipotesi di reati conseguenti a violazione delle regole paliesche e maltrattamento di animali: deve o meno il Comune costituirsi parte civile nel procedimento? Alcune riflessioni di metodo e di merito.

Le accuse sono note; le riassumiamo per chiarezza del discorso. Quanto alle imputazioni che riguardano direttamente il mondo del Palio (1) aver falsificato l’identità di più cavalli  attribuendo loro microchip e libretto segnaletico di altri soggetti, facendoli in tal modo apparire come mezzosangue quando in realtà trattavasi di purosangue e permettendone così l’iscrizione all’albo dei cavalli da Palio (iscrizione vietata ai purosangue) e la partecipazione al circuito di addestramento; (2) falsità in danno dell’Ufficio Palio e della Commissione Veterinaria del Comune di Siena per aver presentato (nel 2014 e nel 2015) alle visite previste dal Regolamento per il Palio i suddetti cavalli come sopra falsamente identificati. A queste si aggiungono imputazioni per soppressione e violazione di sigilli,  frode processuale, maltrattamento di animali, commercio ed impiego di certi farmaci senza la prescritta autorizzazione.

 Ha dichiarato alla stampa l’avvocato nominato dal Comune di Siena che “per quanto attiene ai reati di falso, questi riguardano proprio la violazione di una delle principali norme che Siena si è data per la tutela dei cavalli: si vieta l’impiego dei purosangue impiegando unicamente i mezzosangue. E per tutti  gli altri reati contestati aggiungo che non attengono in alcun modo al Palio e nulla hanno a che fare con l’organizzazione della Festa e con le regole e le cautele che questa si è dato per salvaguardare i cavalli”. Netta dunque la differenziazione dei due gruppi di reati: eppure all’udienza preliminare dell’8 giugno u.s. le associazioni animaliste Lav e Lida sono state ammesse come parti civili per tutti i reati contestati e non solo per quello di maltrattamento di animali e collegati.

Quanto al Comune di Siena la situazione è chiara da un lato, meno chiara da un altro lato. Con delibera del 29 settembre 2015 la Giunta Comunale, all’unanimità (assente l’Assessore alla Cultura), ebbe a dichiarare la propria intenzione di partecipare al procedimento penale sin dalle fasi delle indagini preliminari” in qualità di parte offesa/danneggiata dal reato” nominando conseguentemente il proprio difensore. Nella parte motiva della delibera si legge tra l’altro  che “in ogni caso tali ipotesi di reato così come configurati dalla pubblica accusa, qualora accertati, risulterebbero perpetrati direttamente a danno del Comune di Siena  mediante fraudolenta iscrizione dei purosangue all’albo dei cavalli tenuto dal Comune medesimo e conseguente partecipazione di tali cavalli al protocollo di addestramento; pertanto il Comune di Siena può considerarsi a tutti gli effetti parte offesa nel procedimento penale de quo”. Nonostante tutto ciò, all’udienza preliminare dell’8 giugno u.s. (che avrà la sua prosecuzione all’udienza del 20 luglio p.v.) il Comune di Siena non si è costituito parte civile nel procedimento. Il Sindaco, in una dichiarazione pubblicata sulla stampa cittadina lo stesso giorno dl’udienza preliminare, ha precisato che “non abbiamo ancora formalizzato la costituzione di parte civile, ma seguiamo da vicino la vicenda, partendo dalla necessità di tutelare il Palio”. Belle parole; resta certo la possibilità (qualora si arrivi al rinvio al giudizio) di costituirsi parte civile in altro momento: ma mi sia permesso qualche motivo di perplessità.

Rilevo che nei giorni immediatamente precedenti l’udienza preliminare si erano alzate voci che esprimevano dubbi o anche netta contrarietà all’ipotesi che il Comune si costituisse parte civile, sostanzialmente sostenendosi che trovarsi  la parte civile-Comune di Siena a fianco delle parti civili-Associazioni animaliste avrebbe - come alcuno ha scritto - “indebolito il fronte di chi vuole difendere la Festa” (riporto testualmente perché chiarisce bene la posizione). Opinioni ovviamente legittime che peraltro, per come sono state espresse, a mio parere forse mancano di una più ampia analisi della situazione. Provo a spiegarmi, chiarendo da subito che sembrerebbero esserci  elementi  (sostanziali e processuali) che il Comune di Siena potrebbe in effetti prendere in considerazione per decidere, qualora ci fosse il rinvio a giudizio,  se entrare nel processo - il luogo cioè dove si accertano fatti e responsabilità -  senza naturalmente confondere la propria posizione con quella della associazioni animaliste: tutt’altro!

Come abbiamo visto le imputazioni sono gravi e alcune di queste colpiscono il cuore delle regole della nostra manifestazione. Nell’intervista sopra richiamata il Sindaco ebbe anche a dichiarare “ E’ grave che si sia tentato di truffare il Comune e il Palio per introdurre con l’inganno cavalli diversi da quelli ammessi al protocollo equino e su questo l’indignazione del popolo delle Contrade dovrebbe essere unanime”. Il Comune quindi deve confermare le regole che si è dato e spiegarne finalità e modalità applicative, fornendo quindi  da questo lato il proprio contributo “all’accertamento dei fatti” cui sarà tenuto il giudice sulla base delle prove fornite dalla pubblica accusa e degli elementi difensivi sostenuti dagli avvocati degli imputati . E questo può efficacemente farlo solo entrando nel processo e divenendone una parte attiva a pieno titolo.

L’associazione animalista Lav poco prima dell’udienza preliminare ha diffuso un comunicato in cui “ha sfidato” - letterale -  il Comune di Siena a sospendere il Palio a partire dal 2 luglio p.v. “considerando che  tre fantini e un veterinario sono imputati di accuse tanto gravi che, se confermate, gettano ombre inquietanti sulla trasparenza della manifestazione”. E’ prevedibile quindi che le associazioni non si limitino  a contestare il maltrattamento degli animali come conseguenza della violazione delle regole poste dal Comune di Siena, ma colgano l’occasione per attaccare la Festa nel suo complesso sostenendo (come ormai fanno inutilmente da anni) che il Palio è un evento che di per sé concretizza maltrattamento degli animali indipendentemente dalle regole che ci sono e di altre che potrebbero esserci. Il Comune è quindi chiamato non solo a confermare, ma a difendere le proprie regole e a mostrarne l’efficacia nella lunga storia del loro perfezionamento a  vantaggio dell’incolumità dei principali protagonisti della corsa, cioè i cavalli e i fantini. Il processo, se ci sarà, non vedrà certamente come imputato il Palio: ma è altrettanto certo che il giudice, motivando quella che sarà la propria decisione, difficilmente potrà evitare di esprimersi in qualche modo, diretto o indiretto, sulle regole paliesche la cui violazione è il centro del procedimento penale: con possibili sviluppi futuri, non escluse vere e proprie strumentalizzazioni. Anche per questo mi sembra possa valere quanto detto prima: il Comune di Siena potrà difendere le proprie regole e l’intera manifestazione del Palio solo entrando nel processo e divenendone una parte attiva a pieno titolo.

Vero che sarà quanto meno formalmente imbarazzante trovarsi come “danneggiato” accanto alle associazioni animaliste; ma credo - voglio sperare - che questo dato formale non impedisca al Comune di Siena, processualmente e giuridicamente, di fare la propria parte nel senso che ho cercato sopra di spiegare. Dall’esame della situazione nel suo complesso (e quindi non solo per la presenza delle associazioni animaliste) dovrebbe dunque scaturire, a mio personale giudizio, la decisione se costituirsi o meno parte civile nel processo: valutazione in primo luogo sul piano giuridico da effettuarsi dal difensore del Comune di Siena; valutazione quindi sul piano dell’ opportunità da effettuarsi dall’Amministrazione Comunale. Confermandosi pertanto il Comune come parte offesa secondo quanto già deliberato dalla Giunta Comunale; oppure decidendosi in senso opposto di non costituirsi parte civile, peraltro con l’obbligo di una adeguata motivazione.

Roberto Martinelli