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Brevemente sulle “misure di sicurezza” adottate per lo svolgimento del prossimo Palio di luglio: in particolare sul “numero chiuso” di presenze all’interno della Piazza

Quanto stabilito dalle competenti autorità per aumentare la sicurezza dei luoghi e l’incolumità delle persone ha, inevitabilmente, scatenato discussioni e polemiche, tra valutazioni positive, adesioni più o meno convinte all’emergenza, ricorrenti  perplessità e alcune posizioni nettamente negative.

Osservo in primo luogo che ci siamo trovati in una situazione “eccezionale” più o meno senza specifico preavviso. Certo che il clima generale e quanto succede nel mondo incombono minacciosi da tempo; ma accadimenti recenti collegati a movimenti di panico riguardanti masse di persone hanno causato l’ emanazione di nuove regole per eventi collettivi che ha toccato inevitabilmente il Palio. Può anche darsi che, come è stato scritto, qualcosa potesse essere già stato pensato e anticipato; ma non può negarsi che la rigida posizione assunta in materia dal Ministero degli Interni e le conseguenti disposizioni della c.d. circolare Gabrielli (datata 7 giugno 2017) hanno prodotto una accelerazione in senso restrittivo delle misure di sicurezza che, sino ad oggi, avevano permesso una maggiore duttilità di applicazione alla luce anche della diversità delle situazioni. E particolare è indubbiamente il contesto paliesco dal punto di vista sia fisico-ambientale che antropologico-culturale. Quella che è stata adottata è quindi una prima interpretazione e applicazione delle nuove normative sotto la pressione dell’urgenza e delle responsabilità; l’aspettativa è che una nuova riflessione più distesa, anche con l’esperienza dei prossimi Pali, possa portare a modificare/integrare quegli aspetti che più stridono con lo “spirito della Piazza” : con la volontà di proseguire nella ricerca di una sempre maggiore sicurezza, ma al tempo stesso con la consapevolezza di non poter utilmente perseguire quella che è stata bene indicata come “la pretesa della sicurezza assoluta”.

Sulla necessità di rafforzare i controlli per l’ingresso in Piazza e sui palchi il consenso appare diffuso e convinto. Un punto invece sul quale si è manifestata una  differenza di opinioni è la decisione del numero chiuso di presenze all’interno della Piazza: numero indicato in 12.000 persone massimo (più 3.000 sui palchi). Non avendo né diretta né indiretta conoscenza di quanto è stato detto e ragionato nelle riunioni ufficiali, non so come si sia giunti a determinare quel numero. A fronte delle cifre di cui si è letto in questi giorni, Sunto nell’edizione del 22 giugno u.s. e Pierluigi Piccini in una intervista  pubblicata sul Corriere di Siena del 23 giugno u.s. hanno fatto riferimento a due studi : uno del 1978 e uno del 1994. Li ho conosciuti entrambi a suo tempo ed ho avuto la possibilità di riconsultarli. Quello del 1978 è un articolo del prof. Achille Lemmi pubblicato negli ‘Atti’ del Convegno organizzato dal Comune di Siena e dal Magistrato delle Contrade nell’ottobre di quell’anno sul tema ‘Contrade e territorio’. L’altro del 1994 è uno studio del prof. Leonardo Pasini sul tema “Analisi del deflusso dopo Palio da Piazza del Campo”: argomento ben vicino al tema di oggi e che seppur basato sull’ipotesi di un deflusso “ordinario”, presenta elementi utili anche per una valutazione di un deflusso “d’urgenza”.

Ambedue gli autori , nello svolgimento del proprio elaborato, hanno cercato di stimare il numero teorico massimo di spettatori in Piazza, giungendo a conclusioni non distanti tra di loro. Secondo Lemmi (che ammette la possibilità di errore intorno al 15 %) gli spettatori presenti al Palio del 16 agosto 1978 - preso come parametro – erano stimabili in 31.572 unità, di cui l’82 % circa (25.889 unità) all’interno della conchiglia e il 18 % circa (5.683 unità) su palchi, finestre e balconi. Pasini ebbe invece a calcolare un massimo di circa 23.500 persone all’interno della Piazza. La previsione di un tetto di 12.000 persone da ammettersi in Piazza rappresenta quindi circa il 50 % delle due cifre sopra riportate. Preso per fermo - per amore di discussione – il punto circa l’ opportunità/necessità del numero chiuso, non sono ovviamente in grado di esprimere un ragionato giudizio di merito sulla decisione adottata: in ogni caso mi sembra di poter dire che c’è proprio un bella differenza tra il tetto teorico massimo di presenze e il tetto operativo massimo fissato (differenza che tale resta anche se destinata nella pratica a ridursi  poiché la Piazza non è mai “totalmente” piena), conseguente ad una rigida applicazione del concetto di “massimo affollamento sostenibile” richiamato nella circolare Gabrielli.

Il Sindaco di Siena ha dichiarato che il tetto di 12.000 persone è stato determinato dalle vie di fuga. Al riguardo Pasini prende in esame cinque canali di uscita dalla Piazza: Costarella, via Rinaldini, via del Porrione, via Duprè e via del Casato di Sotto, calcolandone una capacità “teorica” di smaltimento di un massimo di 1332 persone al minuto (il che, sempre teoricamente, indica in 9 minuti il tempo di smaltimento di 12.000 persone). Il professionista segnala peraltro che due dei canali di uscita da Piazza (Costarella e via Rinaldini) sono sovrautilizzati, mentre altri tre (via del Porrione, via Duprè e via del Casato di Sotto) sono sottoutilizzati. Ritiene quindi un obiettivo importante quello di rendere più omogenea l’utilizzazione dei cinque canali di uscita, inducendo le persone ad usare i tre canali sottoutilizzati sia tramite un’apposita informazione e pubblicizzazione, sia creando le condizioni per migliorare al massimo il deflusso attraverso detti canali. Nella direzione di questi ultimi profili sembrerebbero porsi sia l’annunciato potenziamento della cartellonistica per le necessarie informazioni sulle vie di fuga dalla Piazza, sia la discussione in corso su un diverso posizionamento dei mezzi di soccorso.

Roberto Martinelli

25 giugno 2017