Tranquilli: il Palio non rischia proprio niente

La recente vicenda giudiziaria, che ha portato 69 contradaioli alla soglia del Palazzo alla Lizza, sta focalizzando l'attenzione del mondo contradaiolo e paliesco con tutta una serie di legittime espressioni. Anche se in moltissimi casi non ne condividiamo l'allarmismo, è certo che, nella realtà attuale, questa circostanza giudiziaria deve essere analizzata in prospettiva futura.

Il Palio non corre alcun tipo di pericolo, in quanto si tratta di normalissime questioni giudiziarie, che sono sempre esistite e sono sempre state analizzate con i toni attuali. Niente di catastrofico, né di allarmismo; semmai l'ennesima occasione di chiedersi perché tutto ciò accade. E non veniamo, per cortesia, ad invocare il "bene per la propria Contrada" come stimolo a creare turbative di ordine pubblico; oppure ad indicare un passato storico che, evidentemente, nessuno conosce perché nessuno ne ha insegnato i tempi.

Le attuali generazioni della città, dagli ottantenni ai quindicenni, sono cresciute e si sono auto-assolte sotto il motto "A Siena si fa come ci pare"; per cui è legittimo mettere in pratica tutti i processi che, nella vita quotidiana, non trovano sfogo.

Tre persone che si picchiano costituiscono, per la legge italiana, rissa; concetto-base per l'osservanza dell'ordine pubblico, al di là che "A Siena si fa come ci pare" e il "sostare" in Piazza del Campo nell'attuale secolo non è identico al "sostare" degli anni '70.

Questo perché oggi in Piazza del Campo deve essere garantito, senza se e senza ma ed anche senza "A Siena si fa come ci pare", il regolare deflusso delle persone che assistono alla corsa dentro uno spazio limitato e, forse, anche ristretto. Non è più ammissibile che due Contrade in perfetta sintonia con i tempi del giubilo ottenuto debbano sostare, attendere e farsi spazio tra due concreti gruppi di persone che si fronteggiano. Concetto che deve essere compreso, ma anche capito, dall'Amministrazione comunale attraverso sanzioni disciplinari che non possono tramutarsi o in semplici censure o in deplorazioni.

Queste ultime, sono problematiche che riguardano altri temi; ma senza una corretta applicazione delle "regole del gioco" viene a mancare in modo concreto la voce degli onorandi, costretti a salire sugli specchi per far comprendere ciò che si può e ciò che non si può fare in Piazza del Campo e zone limitrofe.

Ha pienamente ragione il Sindaco (già) Piccini quando sostiene che la "pentola a pressione" deve essere aperta per evitare che esploda; ma è anche opportuno evidenziare che un "gioco pericoloso" non necessita sempre, o comunque, di mettere acqua nella pentola proprio perché la realtà attuale non ammette che vi venga versata acqua ... da riscaldare. Continuare a chiedere l'autoregolamentazione è veramente ridicolo per due ragioni: l'autoregolamentazione a Siena, e nel Palio, non è mai esistita perché si è sempre ragionato con il motto "A Siena si fa come ci pare". Poi, è un rincorrere di frasi confezionate prive di ogni e qualsiasi riferimento pratico; frasi che sono fine a se stesse e che, al massimo, producono un "bravo". Ma poi?

L'azione dell'autorità giudiziaria, al di là del preciso obbligo che la contraddistingue, ci sarà sempre sul mondo del Palio in quanto la natura stessa del Palio ne impone l'intervento. I secoli, del passato non certo recente, hanno sempre sostenuto e mantenuto l'attenzione delle azioni giudiziarie nei confronti degli "atteggiamenti violenti" che si succedevano al termine di ciascun Palio. Pensare, sostenendo, che oggi l'azione del PM Natalini sia un fatto inedito e sconvolgente per il futuro del Palio è una dimostrazione di non sapere di cosa si stia parlando.

Non saranno certo le frasi ad effetto, ma con scadenza fissa da decenni superata, ad elaborare i rimedi; non saranno neppure inesistenti richiami al passato per produrre gli anticorpi; non saranno neppure atteggiamenti che invocano la "fine dell'esistenza del Palio" a suggerire idee illuminanti al riguardo.

Forse ci vuole un cambio di mentalità che necessita un cambio generazionale, dove l'individuo agisce per proprio conto e non certo per un sofisticato, ed anche comodo, "amore per la propria Contrada". Non è più il tempo delle crociate paliesche, proprio perché da Piazza del Campo lo spettatore deve uscire in modo naturale e tranquillo, così come vi è entrato.

Continuiamo pure a chiamarla "violenza paliesca" anche se tutti sappiamo che la violenza vera ha ben altre configurazioni e situazioni politico-sociali; pensare però di equiparare la violenza sociale al di là delle mura con quella che avviene dentro le nostre mura è una sconfitta che tende solo a legittimare l'azione della magistratura. Il mondo del Palio ha una sua propria configurazione, come un'altra opposta configurazione la ritroviamo nella vita quotidiana; una eventuale miscela dei due mondi non funziona e non può funzionare.

Basta, quindi, con l'arcaica volontà di guardare ad un passato che non si conosce e non si sa neppure annusare; basta anche a continuare ad agire sotto l'ombra inesistente del "A Siena si fa come ci pare"; ma basta, principalmente nel raccontarci le barzellette su una storia sociale e paliesca, che non è mai esistita e mai esisterà. Con le fandonie ed i ricicli di parole si va poco lontano.

Così, semplicemente.

Sergio Profeti

23 gennaio 2017