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Tavolino n. 12 - Quello che esalta gli intrecci per salvare l'Atzeni dall'ammonizione

La mancata squalifica, per sommatoria di ammonizione, di Giovanni Atzeni è l'ennesima dimostrazione, dopo il caos dell'era di Paolinoooooo, di come un argomento delicato qual'è la giustizia paliesca venga applicato con cialtroneria e in aperta mala fede amministrativa. La mancata sanzione all'Atznei è sistematicamente frutto di intreccin politico-palieschi, dove le raccomandazioni, le forti spinte di strumentalizzazione strategico-paliesca si sono intersecati per far sì che un incapace come Balaaaaaanì abbia potuto assumere, in modo del tutto illegittimo, un solo provvedimento nelle scorribande alla mossa di agosto.

I responsabili maggiori del concepimento del salvataggio dell'Atzeni sono i tre deputatini, la cui funzione è andata al di là delle loro disposizioni regolamentari. Non solo, infatti, come quelli di luglio, hanno saputo nascondere, ignorandoli, fatti evidenti e assolutamente e anmpiamente documentati; ma hanno preferito anche pensare di interpretare le fasi della mossa scavalcando quindi i poteri decisionali (inesistenti nel caso in esame) del giudice paliesco.

Il problema, che ci accompagnerà per tutto l'inverno, è di una semplicità assoluta e deve essere analizzato in prospettiva futura allorché nessuno, ma proprio nessuno, dell'attuale struttura deliberativa di palazzo potrà toprnare a passeggiare tra corridoi, ascale, stanze del potere amministrativo della città.

Un intreccio di interessi, nei quali si sono mescolati ad arte le strategie del 2017. Basta osservare la geografia contradaiola dei tre deputatini di agosto per rendersi conto di come gli eventi dela caotica mossa di agosto siano stati descritti con perspicacia strategica, quindi in modo del tutto illegittimo ed arbitrario. Merito, indubbiamente, della politica paliesca di Giovanni Atzeni, che, in modo semplicissimo, ha saputo coniugare la sua presenza a luglio 2017 attraverso un quadro ben disegnato.

I tre deputatini appartengono tutti e ttre a Contrade che a luglio 2017 correranno di diritto: l'Onda, dove il deputatino ha vinto con l'Atzeni l'ultimo Palio; la Selva, dove il deputatino ha vinsto vincere con l'Atzeni l'ultimo Palio; la Torre, dove il deputatino, oltre a fare la spia sull'ordine della mossa al capitanino del Nicchio, è stato abilmente indirizzato dal veterano di tutti i capitanini (cioè dal capitanino della Torre) a rendere pesante l'accordo verbale di allontanare l'Atzeni dalle stalle di Oca e Onda. Per tutto il 2017, oppure solo per il luglio 2017?

Se in questo quadro generale ci inseriamo il ruolo di Balaaaaaaanì, che conserva nel suo ufficio i poster e l'oggettica di Salicotto, si ha la quadratura del cerchio con interessi strategico-contradaioli che si sono andati ad intersecare negativamente con quelli amministrativi.

Con l'attuale presenza della mascotte in Palazzo, il Palio di Siena, o, meglio, il Comune di Siena ha perso quella essenziale caratteristica che ha, dal 1659 ad oggi, reso possibile lo svolgimento in Piazza del Campo della corsa con cavalli e fantini indossanti in colori delle 17 Contrade.

Se in quel lontano 1659 non fosse stata individuata nella magistratura della Biccherna il punto organizzativo, mai il Palio sarebbe giunto ai giorni nostri e, di consguenza, mai sarebbe nati gli scimmiottamenti d'Italia.

Con quella "scelta" del 1659, le 17 Contrade sapevano che le regole del gioco sarebbero state rispettate perché esisteva un ordine, sopra gli interessi delle 17, superiore a cui demandare tutte le regole e l'applicazione delle stesse. L'attuale sciatteria di Palazzo non ha, conm l'assoluzione dell'Atzeni, neppure pensato di rileggersi l'art. 89 dell'attuale Regolamento del Palio, quello di Siena.

Così, semplicemente.

Sergio Profeti

5 dicembre 2016