Daspo nel Palio: si può. Ecco come e perché

Premessa - In un nostro precedente articolo abbiamo accennato alla possibilità che le misure preventive, per evitare le caotiche situazioni create dalla violenza del tutti contro uno, possono essere attuate solo dalla Questura di Siena, a cui spettano tutte le disposizioni sull'ordine pubblico e l'incolumità fisica dello spettatore. L'articolo, come sempre, è stato ricopiato dalle forze locali del folklore massonico, quello cioè che si riunisce sotto le colonne doriche in polistirolo, e completamente stravolto dai vari redattori che non hanno assolutamente capito cosa si stava analizzando. Ne è venuta fuori una mescolanza di interviste e di conclusioni che fanno sorridere, sia nelle domande proposte, sia nelle relative risposte e, appunto, nelle conclusioni. Il tutto in questa mini-rassegna del quotidiano massonico. A fine di questa premessa la conclusione: il Daspo può essere applicato al Palio di Siena, senza se e senza ma. Punto.

Il precedente che fa scuola - Il Daspo, come tutti i demenziali esibizionisti d'Italia ben sanno, è quel provvedimento di "contenimento della propria libertà" che ha una logica di connotazione fascista e tende ad escludere tutti coloro che non solo abbiano preso parte ad episodi di violenza, ma anche "chi, nelle medesime circostanze, abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza". Ed ora il precedente. Il Daspo, unico caso in Italia, è stato notificato, nel luglio 2011, dalla Questura di Milano ad uno scommettitore che aveva spaccato il naso ad un addetto della Società Trenno, che gestisce gli ippodromi di S. Siro. Contro la misura preventiva venne proposto ricorso al Tar Lombardia, la cui sentenza, che dovrebbe essere letta con la massima attenzione dagli avvocati locali prima di lasciarsi andare a facili interviste, rappresenta un piccolo capolavoro giuridico su come sia possibile applicare il Daspo anche a circostanze che si siano tenute all'interno di luoghi aperti al pubblico e senza che esista "connessione eziologica". Lo stesso Tar, poi, sottolinea come «la misura disposta ... riflette coerentemente sia la gravità del fatto commesso, sia l'esigenza di tutela anticipata degli interessi all'ordine e alla sicurezza pubblica». Una chiave di lettura troppo attinente a ciò che accade in Piazza del Campo anche in caso di fronteggiamento tra Contrade.

Il Palio è una manifestazione sportiva? - Se il Palio sia da considerarsi una manifestazione sportiva, perché vi partecipano cavalli e fantini professionisti, non spetta certo al Questore di Siena dimostrarlo. Caso mai dovranno essere i difensori di chi sarà oggetto di Daspo a dover convincere il giudice che il Palio è qualcosa di "unicum" e che nulla a che vedere con quella natura sportiva, alla base della nascita nel 1989 della legge 401. Se il Questore ritiene che esistano gli estremi di Daspo, da applicarsi alla realtà contradaiola, sarà opportuno che già da agosto metta in pratica le sue idee in materia. La Festa, e non solo questo mondo, gli direbbe grazie.

Il Daspo a Siena c'è sempre stato dal 1800 ad oggi  - Chi ha la pretesa di tracciare le "cose del Palio" attraverso i secoli deve, prima di tutto, essere in grado di conoscere la storia del Palio, delle Contrade e dell'intera città. Solo così sarà possibile evitare di cadere nelle frasi ad effetto del populismo contradaiolo. Le prime tracce di Daspo moderno a Siena si ritrovano in quell'editto delle Diane, dei primi anni dell'800, con il quale veniva proibito al mondo contradaiolo di compiere schiamazzi in occasione delle feste pubbliche. Chiaro, o c'è bisogno di ulteriori chiarimenti? Poi il Daspo veniva applicato a tutti i "forestieri" pericolosi, tra cui i fantini, che, in occasione dei due Palii, si riversavano in città con progetti contrari all'ordine pubblico. Nel periodo fascista, e specialmente in occasione della venuta a Siena del Re, chi era iscritto "nelle liste dalla confusione contradaiola" veniva prelevato da casa e portato a sostare gratuitamente nell'albergo di S. Spirito. Chiaro? Per finire il caso di Daspo più evidente e di maggior risalto contradaiolo. All'indomani della vittoria nell'agosto 1961 della Torre, venne proibito per tre anni a Giuseppe Gentili di venire a Siena per poter correre il Palio. La causa? pericolosità per l'ordine pubblico. Il fantino doveva presentarsi nella sua caserma dei Carabinieri per tutti i giorni in cui si metteva la terra in Piazza. E, come sempre accade, mentre a Siena si applicava quel tipo di Daspo, in Italia non era ancora nato l'attuale Daspo.

Leggere Sunto nuoce molto alla propria salute - Da lustri andiamo a sostenere che la lettura degli articoli di Sunto altera gli equilibri interni; figuriamoci poi a copiarli o prenderne gli spunti, come è avvenuto per i folkloristici massoni senesi. Del resto, nello scopiazzare, non si ha l'esatta portata di cosa esista dietro un archivio. Un briciolo di originalità non guasterebbe. Così, semplicemente.

Sergio Profeti

22 luglio 2013