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Un sonoro ceffone per la credibilità di Siena e della sua unicità

La sospensiva decretata dal Tar Lazio, che, di fatto, ha trasformato fino al 30 maggio prossimo l'ordinanza dell'animalaia e legaiola Martini in semplice carta straccia, suona come una batosta senza precedenti per Siena, la sua Festa e, ovviamente, per l'onorevolex. Forse la paura di perdere, senz'altro l'attesa che fossero altri a togliere le castagne dal fuoco per non bruciarsi, costituiscono le basi di un fallimento decisionale che non ha precedenti e che, purtroppo, rappresenta un considerevole passo indietro per l'unicità della Festa e dell'intera città. Non è possibile restare sull'albero a canticchiare stornelli dimostrando a tutti un palese disinteresse alla vicenda; non ci rendiamo conto di quale tipo di "illuminazione" abbia consentito all'onorevolex di ignorare l'intera vicenda. Argomenti del genere, che non possono trovare concretezza né nei 17 onorandini, né nei 17 capitanini, vengono ignorati dalla città che non riesce a comprenderne sviluppi ed esiti, ragion per cui c'è da chiedersi il motivo di queste nostre posizioni: ma chi ce lo fa fare? A prescindere dal disastroso risultato conseguito dall'onorevolex, al quale si sarebbero spalancate le porte della storia, chi scrive crede sempre che azioni, come appunto il ricorso al Tar Lazio, significano soprattutto evidenziare nelle opportune sedi la credibilità della storia del Palio al di là di qualsiasi "fruscello giuridico"; perché Siena non può essere equiparata dai suoi scimmittamenti italici. L'onorevolex questo non l'ha capito, ma non l'hanno neppure compreso né gli onorandini, né i capitanini. Resta solo da prenderne atto. Così, semplicemente.

Sergio Profeti

24 gennaio 2012