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L'ordinanza dell'animalaia e legaiola Martini è, per il momento, solo carta straccia perché è stata sospesa dal Tar Lazio. Per la credibilità di Siena e del suo Palio un'altra cenciata Ve la ricordate la storia della celebre ordinanza di quell’animalaia, e per di più legaiola, che rispondeva al nome di Martini? Sì, proprio quell’ordinanza che Sunto ha sempre contestato per la sua inadeguatezza ed illegailità legislativa? Sì, proprio quell’ordinanza verso cui l’onorevolex doveva presentare, entro l'8 novembre scorso , ricorso al Tar Lazio? Sì, proprio quell’ordinanza dietro la quale izyno e Suor Palio si sono nascosti nella primavera 2011 per non organizzare le corse a Monticiano? Sì, proprio quell’Ordinanza che è nata nel modo più ipocrita e abominevole possibile, prendendo spunto dalla morte di un fantino sardo? Sì, proprio quell’ordinanza che dal 6 dicembre scorso, e fino al 30 maggio prossimo, è semplicemente carta straccia. Nel senso più ampio dell’espressione. Carta straccia perché non possiede fino al 30 maggio alcun valore legislativo in quanto tre ricorsi, presentati entro i 60 giorni dalla sua emanazione, ne hanno sancito la sospensiva della propria efficacia. L’Ordinanza, che per due anni scarsi ha fatto masturbare di gioia gli animalai, è semplice carta straccia, fino al 30 maggio (tra 131 giorni esatti) allorché il Tar Lazio entrerà in merito e deciderà se la stessa potrà tornare ad essere legittima oppure trasformarsi in carta straccia. Cosa è allora successo, per rendere carta straccia il provvedimento dell’animalaia? Come è noto ai nostri tre quotidiani lettori, e come due di essi hanno saputo analizzare con precisione e cura, il Comune di Siena, o, meglio, l’onorevolex, avrebbe dovuto presentare ricorso al Tar Lazio entro l'8 novembre per rendere inefficaci gli effetti legislativi dell’Ordinanza ministeriale; un ricorso che avrebbe consentito a Siena di recuperare, in tempi molto brevi, la sua credibilità nei confronti degli italici scimmiottamenti, un’autorità che il decennale izyniano ha distrutto proprio in considerazione della paura e delle preoccupazioni che l’ordinanza aveva costruito. L’onorevolex ha preferito seguire la linea izyniana, anche perché presentare il ricorso al Tar avrebbe significato accrescere il prestigio di Sunto. Non si copia Sunto, né si seguono (alla lettera) le sue indicazioni; anzi si fa l’esatto contrario. Ed il Palio precipita sempre più verso lo sfascio, come risulta dalla scellerata riconferma di uno dei principali autori del disastro paliesco di izyno, cioè il mago-maghetto. Siena non ha voluto presentare il ricorso al Tar Lazio, ma, in compenso ci hanno pensato ben tre diversi organismi e questi hanno avuto piena ragione dal Tar Lazio al punto che non solo l’ordinanza è stata sospesa, quindi è carta straccia, ma è stata decisa nel 30 maggio 2012 la data per il dibattimento nel merito della vicenda. Ci sono tutte le premesse per un risultato finale che trasformi definitivamente l’ordinanza in carta straccia; premesse che avrebbero dovuto, e potuto, portare il marchio di fabbrica dell’unica manifestazione al mondo che è unica nella sua unicità: Siena. Al contrario, a rendere giustizia su una problematica nata in pieno ciclo mestruale, non ci sarà Siena a guardare tutti dall’alto; tutt’altro, Siena dovrà umilmente solo ringraziare. Sunto non può essere né seguito, né copiato; forse l’unicità della nostra testata trova proprio in questa mancanza di considerazione dell’intero mondo contradaiolo e paliesco il suo punto di maggiore forza. Dopotutto i Sindaci, così come onorandini e capitanini, passano e Sunto resta sempre al suo posto; dal 1976 al 2088; così, semplicemente. Dimenticavamo, ulteriori informazioni e particolari su cosa sia successo a Roma dal 6 dicembre in poi li riserviamo all’edizione di lunedì prossimo, nella lettera aperta all’onorevolex. Sergio Profeti 19 gennaio 2012
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