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Siena ritrova il suo sport preferito: lo sputo. Bersaglio è Giuseppino della Mucchina Prima dell'analisi dell'articolo sono opportune due premesse. La prima riguarda i ringraziamenti che devo rivolgere al dott. Clerardo Calvetra, l'editore della testata, che ci ha permesso, in via del tutto eccezionale, di aprire questa finestra. La seconda premessa riguarda l'indiscutibile fortuna dello scrivente nell'essere nato a Siena. Il principale motivo della propria caratteristica è proprio il luogo natale, perché, se non fossi nato a Siena, avrei sempre desiderato di nascervi. Non so dove mi ritroverò quando morirò, evento che avverrà solo nel 2088, ma il fatto di essere nato, cresciuto e maturato a Siena è di per sé il miglior biglietto da visita a cui sono legato dal primo vagito. Premesso tutto ciò, affrontiamo il tema. Siena, di per sé, è una città che riesce ad amalgamare il "meglio" del fenomeno leccaiolo. Ed è un fenomeno che, nella pratica, si può riassumere in precisi sentimenti che assumono la configurazione di veri e propri avvenimenti: gelosia, invidia, rancore, speranza nell'altrui insuccesso, megalomania, ipocrisia puerile e patetica fino alla nausea. Questa è Siena, o, meglio, lo sono i suoi habitatori, i suoi leccaioli. E tra gli habitatori c'è, ovviamente, anche chi sta scrivendo. La gelosia che invade le strade della città si materializza in quel meccanismo di genuflessione nei confronti del potere, che Giuseppino della Mucchina aveva ben annusato allorché, il 12 agosto 2008, mandò alla numerosa (ex) redazione di Sunto una lettera-sassolino, che segnò una linea di demarcazione netta nei miei rapporti con Pilipì. Oggi che la genuflessione verso Giuseppino è terminata, ecco che nella Siena leccaiola emerge tutto ciò che ha contraddistinto nei secoli l'esistenza di questa città, unica nel saper individuare, e leccare, il personaggio più potente del periodo e dell'annata, per poi abbandonarlo con gli sputi. Siena è questa, che piaccia o no. Finché c'è il potere, c'è l'attrazione leccaiola; poi un calcio, le consuete patetiche offese, e via, alla ricerca del nuovo da leccare. Un rincorrersi nel tempo di sentimenti che sono sempre gli stessi, invariati. Amici secolaridel potere, perché dal potere si ha la possibilità, o la speranza. di ottenere quel favore che gratifica e fa gonfiare il petto. Ed allora si comprende benissimo perché, se adesso per le vie della città si evita di incontrare Giuseppino della Mucchina e si rivolge la testa dalla parte opposta, qualche mese fa non si faceva che a spallate per sperare, quantomeno, di prendere l'aperitivo al suo fianco; figuriamoci poi a salutarlo, o a stringergli la mano. E, purtroppo, verso questa spirale di leccantismo doc i giovani non sembrano sapervi prendere le distanze. Fino al 2088 sono, e lo sarò comunque, fiero di fare da barbaresco al Presidente al quadrato, che, tra una manciata di settimane, si trasformerà in Presidente semplice. Da buon barbaresco sono pronto a fare un centinaio di giratine nel cosiddetto Corso; ed assieme a Giuseppino della Mucchia intonare il "Glory, glory Manunited" ma, rigidamente, con la sciarpa dell'Ajax al collo. Magari ogni giorno alle 17,15, allorché la fabbrica della Muccona apre i cancelli. Così, molto, ma molto semplicemente. Sergio Profeti 16 gennaio 2012 |