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L'intervista di Ciampoli al Corriere canadese

La volontà di fornire un aiuto indiretto al palio va considerata positiva; al contrario le nubi che circondano l'intervista rilasciata da Ciampoli al Corriere canadese sono veramente nuerose. Forse si è trattato di una non perfetta coesione comunicativa con l'intervistatrice, ma Ciampoli, forse, non ha le idee organizzative ben chiare, come dimostra l'accenno, a fine intervista, su Unirelab. C'è da chiedersi se, veramente, non sia opportuno "rileggere" ciò che si va a pubblicare tra virgolette. Sempre opportuno il silenzio, specialmente quando si sta ai margini di tutto. Ecco il testo dell'intervista, la cui pagina orginale è qui.

 

«I controlli del Palio sono unici»

Raffaello Ciampoli: le nostre procedure non avvengono da nessun’altra parte al mondo

di LETIZIA TESI

Ogni anno la stessa storia. Prima, durante e dopo il Palio gli animalisti insorgono contro l’utilizzo dei cavalli, chiedendo se non proprio l’abolizione della gara - a Siena, è sicuro, scoppierebbe la rivoluzione - quanto meno la sua conversione in una prova che non richieda la presenza di animali. La città di solito risponde con una compatta levata di scudi: nessuno ama i cavalli più di noi.
Quest’anno, poi, ci si sono messi di mezzo anche il doping e il ministro Michela Brambilla, che ha proposto l’abolizione tout court del Palio, subito smentita dal suo partito. I senesi sostengono che l’attenzione e la tutela di “sua maestà il cavallo”, vero re del Palio, per loro è al primo posto. Parere condiviso anche dagli esperti che si occupano tutto l’anno di animali e sottoscritto da un Protocollo istituito dal Comune negli anni ’90 proprio per la tutela dei cavalli del Palio.
Le cose sono iniziate a cambiare nel 1987 quando l’amministrazione comunale per la prima volta dette incarico a tre veterinari di visitare i cavalli anche nei giorni prima del Palio, inaugurando così una nuova era nella tutela del vero protagonista della corsa. Prima di allora, infatti, le visite si facevano solo la mattina del 29 giugno e del 13 agosto, cioè nei cosiddetti giorni della tratta, quando vengono assegnati i cavalli. Fra i tre “pionieri” del Protocollo attualmente in vigore c’era anche il dottor Raffaello Ciampoli, all’epoca neo laureato in veterinaria all’università di Siena, oggi direttore sanitario della clinica “Il Ceppo”, alla quale il Comune si rivolge tutti gli anni per visitare i cavalli del Palio.
«Prima del 1987 la visita si faceva il giorno stesso della tratta alle 6 di mattina dentro il palazzo comunale - racconta Ciampoli - Visitare venti o trenta cavalli in poche ore e per di più non in un ambulatorio non permetteva di fare visite molto accurate. Dal 1987, sotto la guida del dottor Guiducci, si cominciarono a visitare i cavalli anche i giorni prima della tratta, andando in giro per le campagne senesi. Poi, piano piano, dai primi anni ’90 la visita viene effettuata in clinica da una commissione di veterinari che valuta lo stato fisico dei cavalli con particolare attenzione all’apparato ortopedico e muscolo-scheletrico. La clinica, ovviamente, dà la possibilità di fare visite più accurate: si fanno endoscopie, radiografie, ecografie che servono a mettere in evidenza eventuali problemi che i cavalli possono avere anche in forma latente. Da lì poi è nato il cosiddetto Protocollo del Comune di Siena».
Che cosa prescrive il Protocollo?
«Innazitutto prevede l’istituzione di un albo dei cavalli da Palio, una specie di registro dove sono iscritti all’inizio dell’anno i cavalli che possono essere adibiti a correre. Poi elenca le caratteristiche fisiche che devono avere. Dal 2000, per esempio, sono stati esclusi dall’albo i purosangue inglesi, che quindi non possono più correre il Palio. In piazza ci finiscono cavalli anglo-arabi, cioè i mezzo sangue, che spesso sono allevati in Sardegna. I purosangue sono stati esclusi perché sono troppo veloci e quindi troppo pericolosi: sono cavalli dolicomorfi, molto allungati, alti di statura con diametri delle ossa più fini. Un altro requisito è l’età: i cavalli devono avere almeno cinque anni perché si è notato che quelli giovani sono più soggetti agli incidenti perché non hanno ancora sviluppato l’apparato muscolo-scheletrico in modo idoneo, insomma non sono ancora maturi. Oltre a quello dei cavalli, poi, c’è anche un albo dei proprietari, che prima del Palio devono portare il cavallo a fare un percorso addestrativo, che inizia a febbraio, dopo l’iscrizione, la prima visita di idoneità e la verifica dei documenti».
In che cosa consiste l’addestramento?
«Il Comune ha creato una pista simile a quella di piazza del Campo per allenare i cavalli. All’inizio vengono allineati al canape, che sarebbe lo starter, poi viene valutato l’atteggiamento che hanno nei confronti degli altri animali in pista: se scalciano, se mordono, se sono troppo nervosi. Pian piano vengono abituati a questo tipo di partenza e poi cominciano le corse di addestramento che vanno avanti fino alla seconda metà di giugno (il primo Palio è il 2 luglio n.d.r.) quando viene fatta un’ulteriore visita in clinica per vedere se i cavalli selezionati sono sempre idonei, cioè se non hanno problemi ortopedici, di zoppie o in altri apparati. Questo tipo di procedura non avviene da nessun’altra parte del mondo. Di solito i cavalli vengono iscritti alle gare e non li visita più nessuno: corrono e basta».
Quanti cavalli vengono eliminati in media?
«Al Palio di luglio erano iscritti 160 cavalli, in clinica ne sono arrivati 150 ma solo 35 sono stati ammessi alla tratta».
Di solito a febbraio quanti sono quelli che vengono iscritti all’albo?
«All’inizio non superavano i 50, negli ultimi anni invece non si scende mai sotto i cento. Quest’anno appunto erano 160, ma i proprietari di solito sono di più perché molti contradaioli si mettono insieme pur di avere un cavallo iscritto all’albo».
Che cosa ci guadagnano i proprietari a far correre i cavalli al Palio?
«Durante i giorni del Palio i cavalli vengono affittati al Comune. Il proprietario riceve poco più di 2000 euro per quattro giorni e un’assicurazione. Per esempio se il cavallo s’infortuna il Comune si fa carico di tutte le spese veterinarie e nel caso non possa più correre si occupa di sistemarlo a vita in un apposito pensionato. Per il proprietario non si può certo parlare di guadagno economico. È il prestigio, l’emozione, il fatto di avere il cavallo in piazza che conta».
Cosa succede la mattina della tratta?
«Il 29 giugno e il 13 agosto i cavalli che hanno passato la pre-visita vengono portati in piazza e fanno delle prove a gruppi di sei o sette, poi i capitani delle (dieci n.d.r.) contrade che corrono, più il sindaco, ne scelgono dieci, che verranno poi estratti a sorte insieme alle contrade stesse».
Non è importante che fantino e cavallo si conoscano prima della gara?
«È per questo che vengono fatte le prove. La prima si svolge la sera del 29 giugno, poi ce ne sono altre due il 31, mattina e sera. I fantini più accreditati, comunque, durante la fase di addestramento possono osservare e in qualche caso anche montare i cavalli che ritengono più forti. Diciamo che anche quelle sono una sorta di prove. Poi sta all’abilità del fantino creare un binomio il più affiatato possibile col cavallo nel breve tempo a disposizione. Il fantino, a differenza del cavallo, è un mercenario: viene scelto dalla contrada e a sua volta sceglie fra i vari offerenti in base al soldo. Ma per capire il Palio bisogna viverlo. Quest’anno, per esempio, sono venute a vederlo due mie colleghe veterinarie, una dall’Inghilterra e una dalla Svizzera. Pensavano che il Palio fosse solo una corsa di cavalli, invece no: è una metafora della vita. C’è tutto dentro il Palio: l’amore, l’odio, l’amicizia e il tradimento, la parola data e quella non data. Se si vede da dentro si capiscono tante cose, per esempio come mai le contrade sopravvivono al giorno d’oggi. Non si può certo dire che resistano per i turisti».
Quali sono i criteri in base ai quali si fa l’ultima scrematura dei cavalli?
«La scelta finale è dettata da tanti fattori. Le valutazioni di molti capitani non seguono una logica: in qualche caso, per esempio, scelgono di non votare un cavallo, anche se è molto forte, per evitare il rischio che venga assegnato a sorte alla contrada nemica. Sono le cosiddette strategie di Palio, che nessuno conosce fino in fondo. Durante tutto l’anno la contrada viene amministrata da un priore, ma nei giorni del Palio le sue sorti sono affidate a un capitano, affiancato da due “mangini”, gli aiutanti di campo perché il Palio è una battaglia. È il capitano che sceglie il fantino e che alla fine farà una relazione davanti all’assemblea di tutti i contradaioli. Viene eletto dal popolo ed è una delle forme di democrazia più antiche perché già nei primi anni del 1000 il popolo eleggeva il suo rappresentante, fatto che allora non succedeva in nessun altro Paese europeo».
Quanti Palii può correre un cavallo?
«Dai cinque ai dodici. Panezio, un cavallo storico degli anni ’70, ha vinto quattordici Palii».
Quest’anno si è parlato anche di doping dei cavalli: otto sono stati esclusi perché risultati “non negativi”. Che cosa è successo?
«Dal 2000 il Comune ha istituito un prelievo di sangue: tutti i cavalli che partecipano alla tratta devono essere negativi a sostanze farmacologiche, quelli trovati positivi vengono automaticamente eliminati e i proprietari cancellati a vita dall’albo. Questo per dare una tutela maggiore ai cavalli, alle contrade che li avranno in sorte e al Comune. I prelievi vengono fatti durante la visita e poi mandati in un laboratorio dell’università di Pisa convenzionato col Comune di Siena, che fa un primo esame. Da lì vengono spediti all’UnireLab di Milano, che effettua test su tutti i cavalli del circuito delle corse, usando gli standard, molto elevati, della Federazione equestre internazionale. Il test che viene affettuato a Pisa, invece, “Elisa”, è molto veloce e molto economico, ma meno accurato: può dare dei falsi positivi, cioè si può colorare anche in presenza di sostanze che non sono propriamente dei farmaci. La polemica di quest’anno è nata dal fatto che i cavalli sono stati trovati positivi a questo primo test. Col secondo, invece, le percentuali sono risultate trascurabili e quindi i cosiddetti “falsi positivi” alla fine sono risultati negativi. Comunque il Comune si è cautelato e non ha fatto correre i cavalli “positivi”».
Che cosa direbbe a chi sostiene che i cavalli che corrono il Palio sono maltrattati?
«Esistono due teorie del rapporto fra uomo e animale: una che vede l’animale come una cosa a sé stante, da guardare e basta e una in base alla quale, invece, l’uomo deve convivere con l’animale, qualunque esso sia. Se ci conviviamo, entrano nel nostro essere quotidiano e come noi, che tutti i giorni ci alziamo e andiamo a lavorare, anche loro devono lavorare. E il lavoro del cavallo è correre».