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Quel maledetto termine: doping Usare il termine doping a Siena è come creare un passaggio smarcante per animalai, PM di turno, esibizionisti di turno e quanti hanno a cuore la soppressione della Festa ed il suo ridimensionamento. Siena, nei secoli, è riuscita sempre ad elaborare quei necessari anticorpi che, non solo hanno conservato la Festa nelle sue originali ed esclusive forme, ma ne hanno salvaguardato le norme davanti ai continui mutamenti sociali ed attacchi che, proprio nei secoli, ha saputo respingere. L'attuale vicenda, la cui configurazione finale è sempre più lontana dall'essere definita, si è incentrata sull'ignoranza assoluta dei protagonisti, sia per quanto riguarda la struttura amministrativa, che per quella degli addetti ai lavori, nella fattispecie i proprietari equini, sia nell'atteggiamento dei giornalisti locali, i quali, con disinvoltura allarmante, parlano di un problema, il doping, che non esiste. E questo problema non esisteva già nel lontano 2005 quando l'accoppiata perdente (izyno-Ciampoli) riuscì a coniarla in atti pubblici. Il doping non esiste a Siena, poiché tutta l'azione, dal 1999 ad oggi, si svolge con la filosofia, e l'operatività, della "pulizia" dell'animale. Sono gli atti pubblici che certificano quanto detto e che non può essere confuso con il termine doping. La recente intervista rilasciata al Corriere della Sera dal professor Soldani ne è un'ulteriore dimostrazione e conferma. Il doping viene effettuato al termine della gara, non prima; per cui l'azione di UnireLab, oltre a contenere una procedura amministrativa dettata da izyno completamente illegittima, non ha alcun senso se non quello di creare ulteriore confusione ad un ambiente, quello paliesco, non necessariamente pronto e cosciente degli argomenti trattati sulla vicenda. Nel Palio di Siena non c'è doping, bensì accurata prevenzione della Festa ed è così da quando, nel luglio 2005 si pensò di mettere in piedi quella stupida trovata degli esami ematochimici, per ovviare alla traballante sicurezza del mago-maghetto. Il metodo usato da Pisa è non solo l'unico che sa rispondere in tempi ristretti alle domande di ricerca delle sostanze, ma è, soprattutto, quello scelto, indicato e coccolato dal Comune di Siena che mai, e poi mai, ha messo in discussione la sua veridicità. Solo le pressioni sotterranee, come si può vedere in altra parte di questa edizione, ha fatto sì che izyno si esaltasse e spiccasse il volo verso Milano per un'azione di una illegittimità amministrativa assoluta, ma che resterà nell'ombra visto che il PM Formisano è sempre più orientato ad incentrare la sua indagine verso i proprietari equini. Milano opera secondo concetti e metodologie che appartengono al mondo del doping, per garantire quel mondo legale e sommerso che risponde alla logica delle scommesse. E' doping perché si effettua al termine delle corse, non prima. Il metodo scelto da Pisa è un metodo che offre l'assoluta certezza di trattamenti, anche non attivi e anche in presenza di una contaminazione ambientale significativa. Ad esempio ad agosto, a parte il fatto che le provette venivano riempite, come nel passato, senza che l'operatore incaricato avesse i guanti, vediamo che sette degli otto non-negativi erano presenti all'appuntamento delle previsite tra il pomeriggio del 7 agosto e la prima mattina dell'8 agosto. Ma sempre da Pisa, e nella Covenzione dal 2007 al 2010 è tutto perfettamente e chiaramente specificato, esistono due altri passaggi nelle contro-analisi. La prima fase delle contro-analisi viene effettuata sempre con il metodo Elisa nella provetta definita con la lettera B, mentre quella C serve effettivamente per stabilire se esistono molecole riconducibili al doping attraverso metodi chimico-fisici, cioè quelli usati da UnireLab. Tutto qui, tutto chiaro, lineare e assolutamente legittimo. Non certamente legittima è stata l'introduzione di UnireLab nel cercare di fare le pulci a Pisa, visto che i metodi usati sono diversi, così come diversi sono obbiettivi e lettura dei risultati. Se UnireLab si muove con l'interesse di scoprire il doping, le sostanze, lo ripetiamo, al di sotto di una soglia vengono definite negative ma non significa che non esistano; Pisa agisce come prima barriera ad un'eventuale adesione alla corsa. In sostanza UnireLab interagisce dopo l'evento agonistico, alla ricerca di sostanze tali da produrre doping; Pisa effettua l'esatto contrario, impedendo a chi risulti non-negativo l'accesso alla competizione. Come si fa a mescolare le pere con le mele? Ed allora, alla luce di tutto quanto è scritto con chiarezza, perché si usa il termine doping e anti-doping come se si trattasse di qualcosa di naturale e normale? Certe nostre polemiche del passato riassumono i contorni dell'attualità, se non altro per ridimensionare chi aveva pensato di passare alla storia del Palio, anche se, purtroppo, è riuscito a passarvi ugualmente, ma lontano dagli obiettivi prefissati. 30 agosto 2010 |