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Quelle spettacolari dichiarazioni del professor Soldani Anche se commette l'errore di parlare con i giornalisti locali, il professor Soldani ieri, dalle colonne de La Nazione, ha offerto una pagina di considerevole risalto, dimostrando l'unicità del Palio di Siena che sembra essere sparita dalle valutazioni dell'attuale disorganizzazione paliesca del Comune di Siena. L'intervista di Soldani offre tali e tanti spunti che una giornata di lavoro non risulta sufficiente. Soldani, oltre che a levarsi numerosi sassolini dalle scarpe ha scapaccionato sia il Comune di Siena, sia la presunzione di un laboratorio specializzato come UniterLab che sta cercando i solchi per entrare a Siena. Tranquilli: i piedi Unire a Siena non entreranno mai! Ma la bellezza delle parole del professor Soldani portano all'esaltazione anche chi scrive, poiché è da almeno 20 anni che ciò che diciamo noi, che izyno ha velatamente e abusivamente ricopiato, adesso lo sbandiera senza tanti fronzoli anche Giulio Soldani. L'Unire, e tutti i suoi dipendenti, hanno solo un obiettivo: l'interesse economico degli scommettitori. Al Comune di Siena, e all'asse izyno-Poc, il professor Soldani non ha dato semplici scapellotti, ma ha usato, con quell'eleganza del linguaggio e della serietà professionale che lo contraddistingue, un'argomentazione che più volte avevamo accennato nelle nostre pagine, a disposizione dei tre quotidiani lettori. Il concetto, squisitamente toscano e pisano in particolare, delle mele e delle pere offre l'esatta configurazione del caos organizzativo in cui il Palio è sprofondato per diretta ed unica responsabilità di izyno, che, per strafare, ha mostrato tutti i suoi limiti di conoscenza delle regole, tra l'altro scritte proprio da lui. Le mele sono le analisi di Pisa, le pere quelle di Milano. Domanda che sporge spontanea nella lettura tra le righe del pensiero di Soldani, abilmente recepito da Laura Valdesi: le mele e le pere possono unirsi? possono dare lo stesso gusto? possono essere al tatto confuse? pesano gli stessi grammi? hanno la stessa composizione molecolare? Dice Soldani: «Si parla di antidoping ma l’accertamento disposto dal Comune in occasione della previsita non è certo un esame di questo genere». Traduzione: caro izyno, se volevi esami più approfonditi dovevi dirglielo e quando si rinnova una Convenzione, identica per quattro anni, grazie al copia-incolla, si deve fare la massima attenzione. Se Siena non voleva più che Pisa esercitasse il ruolo non c'era bisogno del rinnovo; ma una volta stabilito con un atto pubblico di valore assolutamente legale, non si può pensare di ricorrere di nascosto, abusivamente ed in modo illegittimo a strutture che agiscono con sistemi, metodologie, risultati e obiettivi diametralmente opposti. Ed ecco il sassolino levato per stroncare ogni velleità dell'arroganza di UnireLab; dice Soldani: «L'antidoping è un’altra cosa, si fa dopo una gara. Soprattutto nelle gare di ippica non solo a tutela del benessere animale, anche quello, per carità; ma a salvaguardia dello scommettitore. E perché ci vuole equità nella competizione. Non ha dunque nulla a che vedere con il nostro controllo di eventuali tracce di farmaci con un metodo sensibilissimo e rapido, diffuso in tutto il mondo, nei cavalli che aspirano ad iniziare il percorso che porta al Palio» Qui non c'è assolutamente bisogno di traduzioni, vista la semplicità del linguaggio usato. Come abbiamo accennato in precedenza, e negli ultimi 20 anni di giornalismo gratuito, all'Unire interessa solo l'obiettivo delle scommesse perché si incamerano soldi. Se un cavallo ha una zoppia, una falange rotta, un tono muscolare insufficiente, un'età giovane, può tranquillamente correre negli Ippodromi; non in Piazza del Campo. Le analisi ematochimiche non vengono effettuate con la filosofia della salvaguardia equina (i 13 cavalli fermati nel 2010 ne sono la prova evidente), ma solo perché chi fa usa di sostanze dopante mette a rischio la giocata dello scommettitore. Tutto qui; semplice, chiaro, lineare e, soprattutto, sempre scritto. L'ultimo punto dell'intervista, purtroppo, non ci trova allineati al professor Soldani. Lo sbaglio che commette è banale, ma pur sempre errore si tratta poiché si trasmettono concetti e regole che non sembrano essere ancora ben assimilati. Chiede l'intervistatrice: «Altro aspetto sul quale si rischia di fare confusione; il Protocollo dei farmaci«. La risposta di Soldani: «Questo entra in funzione dalla Tratta in poi, quando il cavallo va in Contrada e magari se gli viene un piccolo raffreddore consente di intervenire entro schemi precisi e controllati. Dunque il protocollo non c'entra nulla con la previsita». Non è vero. Nell'ordinanza, che dal luglio 1999 non è mai stata "manomessa", nonostante le pressioni esercitate del mago-maghetto, nella parte espositiva si afferma: «...la Giunta comunale, nel precisare che durante i quattro giorni di permanenza nella stalla di Contrada e nelle sei prove di Piazza i cavalli del Palio possono avere la necessità di proseguire eventuali terapie in atto o andare incontro ad alterazioni del normale stato fisiologico che, anche se non di rilevante gravità e tali da pregiudicare la possibilità di correre, richiedono doverosi ed adeguati interventi terapeutici». Qual'è il passo che è sfuggito al professor Soldani? "i cavalli del Palio possono avere la necessità di proseguire eventuali terapie in atto". Ciò significa che, anche precedentemente alla tratta, e per tutta la durata del periodo di allenamento e addestramento, i cavalli possono essere curati nelle percentuali e dosaggi prescritti dal Protocollo per l'uso dei farmaci, voluto dal vero Sindaco di Siena Piccini ed ideato da Giulio Soldani e Luigi Intorre. Dopo dieci anni anche la Fei ha capito che non può esistere la "tolleranza zero" e che molte situazioni di doping ambientale sono una realtà della società attuale. Grazie di cuore, professore. Sergio Profeti 26 agosto 2010 |