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Capitanbruschelli non vincerà più il Palio di Siena, ma se dovesse vincere farebbe solo il suo dovere Mentre Vagliano sta meticolosamente raggruppando gli ultimi granelli per la pensione (i "buoni-pasto" portati via da Asti con la plateale promossa "ci sarò, aspettatemi"), il mondo contradaiolo senese sta affrontando seriamente la problematica inerente la presenza al canape di Capitanbruschelli per Provenzano. Che Capitanbruschelli corra il Palio è assolutamente certo, vista la presenza del Bruco tra le dieci di Provenzano; ma tra il correre e il vincere le distanze sono chilometriche, molto chilometriche. Non è solo l'età a far pensare ad un Capitanbruschelli "partecipante" sul tufo (41 anni perfettamente scanditi dalle certificazioni amministrative), quanto, piuttosto, la sua ormai consolidata mentalità di adeguarsi all'arrivo degli introiti economici, piuttosto che dell'arrivo al bandierino. La recente vittoria ottenuta nell'Istrice, con l'asso nascente e immediatamente decrescente (Già del Menhir), dimostra, nella lettura della sua corsa, che ha vinto solo grazie alla distribuzione, attraverso l'Istrice, dei "buoni-pasto" agli altri fantini e che ha trovato i Capitanini del momento perfettamente in linea programmatica. Da anni andiamo a sostenere che Capitanbruschelli non vincerà mai più il Palio di Siena, solo perché i limiti non fisici, bensì quelli della mentalità in corsa (e luglio 2008 lo dimostra ampiamente), ne condizionano le impostazioni sul tufo. Che Capitanbruschelli sia un fenomeno a tavolino, e lo sarà finché potrà contare sul "triangolo della corona riunita", che non vuole vincere a Siena, (Bruco, Istrice e Tartuca), è assolutamente certo, nonostante, con la futura presenza di Suor Eginolfa in Comune, cambieranno moltissimi attuali condizionamenti e favori. Ma dall'essere un fenomeno a tavolino, al continuare ad esserlo a cavallo, la distanza è abissale. Capitanbruschelli non riuscirà più a vincere il Palio e ciò che si verificherà a Provenzano ne scandirà il declino paliesco. Certo, alcuni dei pochissimi amici che abbiamo, si domandano, e ci domandano: "ma se vince?". Ebbene, se Capitanbruschelli dovesse vincere farà solo ed esclusivamente il suo lavoro, che non è quello di trattenere il cavallo a S. Martino, bensì quello di lanciarlo in mezzo alla curva, come fece, ad esempio, nell'agosto 2005. Del resto, i "buoni pasto", che chiede e riceve con enorme generosità (soprattutto perché i soldi sono della comunità e non personali), rappresentano il premio, cioè la vittoria, anche se molti si esaltano con le chiacchiere dei pannicelli caldi. Se vince fa solo il suo dovere; ma statene certi, non vincerà più perché non spinge più. Quando si trova nel mezzo dei canapi, Capitanbruschelli sa benissimo cosa significhi quel colonnino che lo attende a S. Martino. E nel 2011, con Suor Eginolfa, perde tutto ciò che, con meticolosa professionalità, è riuscito ad ottenere dalle stanze del Comune di Siena, compresi i provvedimenti disciplinari. Sergio Profeti 22 febbraio 2010 |