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Da Quimper ad Elisir: che senso ha? Quel tipo di filosofia, che prende esclusivamente spunto dalla più profonda ipocrisia che l'uomo ha riscoperto nei confronti degli animali e della natura, trova terreno fertile, e prove concrete, sul tufo di Piazza del Campo. La salvaguardia equina, che è stata, con i fatti, l'arma vincente per ridicolizzare ulteriormente il movimento degli animalai, sta screpolandosi nel momento stesso in cui le varie "filosofie ispiratrici" si pongono decisamente in contrasto tra di loro. Si evitano, infatti, gli abbattimenti, anche nei casi più evidenti, solo per dimostrare che, con il fumo negli occhi, si addolciscono le posizioni e si rende tutto lecito. Anche contro il volere di quella "madre natura", verso le cui leggi l'uomo si ispira e pensa, sostenendolo, di accettarne le regole di vita. Il cavallo è nato per correre, per muoversi liberamente e poter dimostrare il suo ruolo all'interno del cosmo che conosciamo. In occasione del "processo ai tre dell'Onda" questo concetto venne sapientemente ribadito, con successo, anche da Giuseppino della Mucchina, a conferma che l'uomo non può creare quelle condizioni che offendono le regole di vita imposte a tutti dalla natura. Regole che, solo per annebbiare e diminuire le pressioni, vengono infrante a spese dell'intera comunità senese. Si fa presto a dire di voler bene agli animali, un po' come dire "le donne devono votare", se poi si usano delle armi che, con l'amore verso gli animali, nulla hanno a che vedere. E lo vediamo, ad ogni occasione, a Siena. Quel misto di scontata ipocrisia e di tenere lacrime, un po' forzate, con cui, con tanta ipocrisia, si vuole far passare per "amore vero" il sentimento che unisce la Festa con la componente equina, sta producendo proprio effetti contrari e pericolosi. Ad izyno, ad esempio, e al mago-maghetto non interessa assolutamente nulla della salute equina, e del recupero vegetativo che può derivare. Ad entrambi interessa solo che non si ripetano incidenti sul tufo, con cavalli che restano sdraiati sul tufo e con tutte le conseguenze che ne derivano. L'importante, per entrambi, è che nessuno si accorga, da cinque anni, che un cavallo si sia infortunato. Il resto, compreso il considerevole intervento economico che la comunità senese deve sopportare, è tranquillamente "materiale da archivio". Ma ha senso continuare a salvare il cavallo che non può più rispondere alle più elementari regole di vita? Ha un senso proseguire in interventi chirurgici costosi che, in fin dei conti, sono fine a se stessi? Ed ha senso continuare con l'ipocrisia attuale nei confronti della salvaguardia equina? Con il passare degli anni, questa innata ipocrisia sembra sempre più incunearsi nell'animo senese a tal punto che, alla fine, ci crediamo proprio tutti che a Siena si vuole così tanto bene al cavallo. Quimper era il monumento a tutto quello che abbiamo finora descritto. Vederlo negli ambienti di S. Piero in Barca rappresentava il vero simbolo dell'offesa che l'uomo concepiva nei confronti della natura. La determinazione di tenerlo in vita, solo con il preciso scopo di dimostrare, al mondo, che il Palio è una Festa, soprattutto per i cavalli, appartiene ad una filosofia ormai lontana, priva di qualsiasi effetto che serva a salvaguardare il cavallo. Elisir di Logudoro ne è la più recente fotocopia: tutto concepito, tutto organizzato solo ed esclusivamente per dimostrare qualcosa che non esiste, e non può esistere: l'amore verso il cavallo. Ci si imbrodola facilmente a sostenere amori e baci, quando poi il tutto si materializza dietro gli aspetti economici. Se fosse vero amore, ci sarebbero ben altri parametri su cui confrontarsi. Non è questo rispetto per il cavallo, né, soprattutto, per la natura. Vegetare non fa rima né con rispetto, né con amore; significa solo "accontentare" se stessi. Ecco una questione che quel Disgraziato del 2011, Suor Eginolfa a parte, dovrà riuscire a capire, perfezionare e modificare. Per Siena, per la sua Festa, per il cavallo, ma, soprattutto, per le leggi della natura che, con Quimper, Elisir e tantissimi altri cavalli, sono state volontariamente violentate, solo per gettare fumo negli occhi ad una setta di esibizionisti, chiamati animalai. Così, semplicemente. Sergio Profeti 8 febbraio 2010 |