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Non è una questione maschilista

La vicenda del voto alle donne dell'Oca ha nuovamente innescato le problematiche politiche di razzismo maschilista con una serie di posizioni che assumono una connotazione veramente inconcepibile e gratuita. La posizione che è emersa con l'intervento pubblicato sabato dalle colonne de La Nazione dà l'esatta dimensione di una perfetta incompetenza nel giudicare la vicenda, spostando tutto il problema sulla semplicità del comportamento maschilista. Se le donne nell'oca non hanno, finora, potuto votare ed eleggere i propri quadri dirigenziali, ciò è dovuto solo ed esclusivamente a fattori che con il maschilismo  non hanno nulla a che vedere. Dietro l'esclusione delle donne dell'Oca dal voto, si nasconde, in modo abbastanza visivo, tutto quel patrimonio di cultura interna che si è andato con gli anni intensificando e diventando una normalissima intersecazione tra i rapporti degli habitatori di Fontebranda. Forse sono state le prese in giro, avvenute dopo l'agosto 2005, ad innescare una consapevolezza, in uomini e donne, che certi ingranaggi del vivere sociale non potevano più continuare ad essere vivi e presenti. La mancanza di riuscire a trovare all'interno la soluzione che oggi, quasi con pennallate di ipocrisia, si cerca di ritrovare, o rinventare, ha dato motivo di semplificare il tutto con quell'offensivo termine di maschilista. Chi si è schierato contro il voto alle donne non è né maschilista, né con etichette politiche particolari, semplicemente perché la vicenda affonda la sua esistenza in periodi in cui il concetto di maschilismo non esisteva, né poteva esistere. C'è sulla questione una problematica nascosta che difficilmente potrà essere letta con correttezza ed attenzione, proprio perché si cerca di accoppiare etichettature sociali con faciloneria e senza voler analizzare quelle verità che devono emergere solo all'interno di Fontebranda. Aprire le pagine di un quotidiano, come sta facendo La Nazione, ad interventi particolarmente patetici non serve certamente a comprendere e risolvere la vicenda. Tutt'altro.

Sergio Profeti

25 gennaio 2010