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Contrade allo sfascio, come la città e la sua Festa Quello che emerge in questo periodo, nel mondo contradaiolo ,rappresenta sicuramente l’esatta configurazione degli aspetti sociali che danno vita a tutto ciò che ci circonda. Ancora una volta il Palio, e le sue Contrade, riflettono, nel bene e nel male, ciò a cui quotidianamente assistiamo e, pertanto, c’è ben poco da stupirsi di ciò che emerge. Con il passare degli anni, e soprattutto con la progressiva scomparsa di quel modo di pensare e prospettarsi agli altri, e con gli altri, sono venuti a mancare certi meccanismi di analisi che, fondatesi sul vissuto del passato, riuscivano a riequilibrare l’interno. Indietro non si può tornare, e non si deve tornare, per cui è stucchevole rinvangare un passato che non esiste più proprio perché non esiste più quella società sociale che lo aveva creato. Poi, c’è da evidenziare, i cinquantenni, e zone limitrofe, di oggi tutto possono affermare, ma non certo il rivangare un periodo che non hanno mai vissuto. Forse ciò che oggi accade all’interno delle Contrade, ed esplode con frequenza in occasione delle cosiddette elezioni democratiche del rispettivo governo interno, accadeva anche in un passato non vissuto, con minore risonanza ed interesse. Basterebbe osservare ciò che accadeva nell’800, con tanto di forze dell’ordine presenti in occasione delle elezioni, per capire che l’occupazione del “seggiolone” era, di per sé, un traguardo “ambito”. La cosiddetta fratellanza, con cui oggi ci si vuole sciacquare la bocca, non esisteva né prima, né dopo, né, tantomeno, ai giorni attuali. Tutto può configurarsi nell’habitat della Contrada, eccetto che sia una famiglia, o, meglio, è una famiglia dall’attualità “schietta”. Separati in casa, discussioni a non finire, miraggio del divorzio: la contrada di Siena come una “normalissima” famiglia italiana. Lo sfascio. Nessuno che pensa di effettuare quel passo indietro che denota maturità nella convivenza sociale; tutti pronti ad allargare gli armadi per riporvi scheletri ed altri componenti. Le Contrade, forse, stanno per esplodere nella loro più specifica ingratitudine a se stesse e alla loro secolarità. Il nome resterà sempre lo stesso, ma il modo di agire e di confrontarsi è decisamente mutato, nei secoli. Forse è questa la formula magica della realtà Contrada nella città; forse solo oggi ci accorgiamo che, nel trascorrere dei secoli, l’effervescenza, appunto secolare, era solo tale. Tanta retorica fine a se stessa e dietro la quale nascondere, senza affrontarli, i problemi del vivere quotidiano. Le Contrade sono allo sfascio, come la città e la sua Festa. Nonostante il contributo attivo di izyno, ci troviamo davanti ad un modo di pensare e di agire che nel confronto del tutto contro tutti contribuisce ulteriormente ad insegnare il nulla. Il miraggio del terzo bandierino è solo un'attrazione, i cui effetti svaniscono non appena svoltato, a sinistra, il Chiasso Largo. Così, semplicemente. Sergio Profeti 13 gennaio 2009 |