SUNTO

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 Rieccoci

Torniamo al dialogo con i nostri lettori, che evidentemente sono più di tre, per riposizionare un po’ di puntini sulle “i”. Torniamo a parlare di Palio e di vita contradaiola, oltre a quella cittadina, per rispondere a tutte le “verità assolute” che si sono rincorse dopo la nostra decisione di abbandonare l’attività giornalistica locale. Forse dovevamo smettere nello scorso agosto, ma forse abbiamo sbagliato a tirare giù il sipario nel momento in cui a Firenze hanno stabilito, nel nome del Popolo italiano, che non avevamo mai offeso izyno. Forse troppa fretta di abbassare il sipario e, la consapevolezza di aver commesso l’errore, ci ha portati a riprendere le pubblicazioni quotidiane. Ma la ripresa di Sunto è dipesa anche dal vociferare insistente di una specie di accordo sotterraneo con izyno. Le solite chiacchiere, certo, che si rincorrono in una città così stranamente attenta al pettegolezzo, che poi di strano non c’è proprio nulla. Chi scrive ha avuto due fortune nella propria vita: nascere a Siena e nel territorio della Torre, disegnato dalla buon Violante. Due fortune a cui, per nessuna ragione, si può rinunciare. Siena “costruisce” i vestiti a sua misura e poi li scarica addosso agli altri, senza confrontare le misure e senza accorgersi che, in molte e svariate occasioni, il metro possiede centimetri diversi, che non collimano con le più elementari  normative della matematica. A Siena non esistono i 100 centimetri che fanno, in Italia, un metro. Città veramente singolare, dove ognuno possiede la chiave di lettura assoluta e giusta, ma con la spavalderia di non divulgarla per accrescere il proprio prestigio. Città troppo singolare, dove si rincorrono, con assoluta altalena, i vari sentimenti di riconoscenza che vanno dalla cattiveria, alla gelosia, all’invidia, passando, naturalmente, dalla sopravvivenza familiare. Città assolutamente singolare, perché filosofie e modi di agire ripercorrono, in tutto e per tutto,  i mondi della mafia, della massoneria. Siena città veramente bigotta, dove la maggior parte dei senesi, con le braccia incrociate, aspetta fiduciosa il tracollo per mormorare sommessamente:  “Visto? L’avevo sempre  detto, io”. Ed è in questo contesto che nascono le voci sulla chiusura di Sunto, chiacchiere che, come accennato, ci avrebbero visto collaborare con izyno per la migliore riuscita della vicenda giudiziaria. Chiacchiericci che nascono a Siena, in quel tipo di città che abbiamo illustrato a grandissime linee e che meritano la solita immediata smentita. Riprendiamo le pubblicazioni proprio per dimostrare che Sunto ha un solo padrone assoluto, ed è intuibile chi sia. Riprendiamo la pubblicazione quotidiana da lunedì per dimostrare solo ed esclusivamente, a Siena ed a tutti coloro che usano un metro non corrispondente ai 100 centimetri imposti dalle regole matematiche, che non esistono querele, né sequestri, né falsità dette davanti al giudice, che possano fermarci. Sunto smette solo se il suo unico responsabile decide di smettere e siccome, sbagliando, abbiamo commesso un’ingenuità, eccoci qui pronti a rimediare. Lunedì Sunto torna dal viaggio autunnale e da lunedì si riprende il dialogo con i nostri lettori, che non sono né tre, né quasi due. Sono tanti, purtroppo. E’ anche per il rispetto verso coloro che ci hanno scritto e che hanno manifestato la loro delusione, Sunto torna assieme agli abituali argomenti: con le lettere di Ritaanna a Gigettosuo; con le prese di culo eterne di Cicione e Fra Masymetto sull’impianto delle Fornaci; con l’affitto di Mociano che potrebbe interessare la Corte dei Conti; con le strategie paliesche che portano alla ribalta Aquila, Montone e Oca; con le intuizioni del vero Sindaco di Siena sul benessere del cavallo in Piazza del Campo; con izyno, il peggiore amministratore della vita amministrativa della città dal 1260 ad oggi; con quel disgraziato del 2011 che dovrà rimettere tutto a posto. Ci risiamo per dimostrare, appunto, che le “edizioni casalinghe” non hanno modificato nulla sulle caratteristiche conosciute di Sunto. A lunedì. Così, anche un po’ troppo semplicemente.

Sergio Profeti

18 dicembre 2009