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Dal Ricceri al Mulas La giusta collocazione di Capitanbruschelli nel quadro generale di Provenzano è quella che lo vede relegato ad un ruolo che sfiora la sola presenza statistica; è il giusto segno di un declino per un personaggio che ha sempre voluto forzare oltre il lecito paliesco la mano e che, nonostante tutto, si ritrova sempre a dover smistare, per il momento, le pedine delle strategie sul tufo. Ma vediamo come la formazione dei Fantini, nel torneo del Fa.Ca.Co., si schiera alla luce delle accoppiate che ne sono scaturite. Prima linea per due personaggi: Ricceri e Mulas; poi dietro troviamo l'Atzeni e Bartoletti, a seguire lo Zeddino, quindi la fascia composta da Fais, Capitanbruschelli e Pusceddu, per concludere con "Le tre Emme": i Miracolati palieschi Minisini e Mari. Analizziamo i dieci fantini. Ricceri. Con il semi-debuttante Istriceddu si ritrova tra le mani, non tanto la possibilità di sfatare la cabala negativa di Fucecchio, quanto di concretizzare quell'immane lavoro effettuato da anni da Capitan Focardi al fine di raggiungere, per la prima volta nel secolo, la vittoria. A S. Martino il Ricceri ci sarà, con quella dirompente azione che lo contraddistingue e che gli permette di effettuare o capolavori (Caro Amico), o strazianti ingressi propri della mentalità quattrogiornista (Donosu Tou). E quello che preoccupa seriamente è proprio questo tipo di mentalità, ormai radicata sia nel popolo delle Conbtrade e, di conseguenza, nei dirigenti palieschi, che non tiene nella dovuta considerazione le esigenze, le regole, i ritmi della Festa e della stessa corsa. Pericolo altissimo, ma, come detto, frutto dell'irriconoscibile habitat contradaiolo che detta legge a Siena. Mulas. Lo abbiamo inserito tra le punte maggiori perché la sua determinazione, ed anche convinzione, lo porteranno ad affrontare un lanciatissimo S. Martino. Imprevedibili le conseguenze che ne deriveranno, ma è certo che il giubbetto dell'Onda si vedrà ampiamente almeno fino a quel tratto, soprattutto in considerazione di quella determinazione con cui il fantino ha cercato questo debutto. Poi tutto dipenderà dalla conoscenza paliesca del fantino, da come saprà adeguarsi a traiettorie più complesse di quelle degli ippodromi, e, soprattutto, per come condurrà nelle sei curve un'Insomma che ha tutte le caratteristiche necessarie per scrivere pagine di storia. Atzeni. E' il grande favorito di questo Provenzano, vuoi perché deve recuperare i conti in sospeso stabiliti da Vagliano, vuoi perché monta il cavallo dei sogni, quella Fedora Saura che, con lui, ha alzato lo zoccolo vincente. Tutti e due lì, a S. Martino, ci saranno, poi vedremo giovedì alla Cappella cosa accadrà. Di certo, e per fortuna, bisogna riconoscere all'Atzeni di essersi liberato dalla morsa delle strategie di Capitanbruschelli, che lo volevano relegato in Fontebranda, e per spiccare il volo definitivo non può deludere le attese che gli osservatori ripongono su questa prestazione decisiva per il suo futuro in Piazza del Campo come protagonista del prossimo decennio. Bartoletti. Grandissima occasione per il fantino annuale di Pantaneto. L'imprevedibile monta che lo ha portato in Stalloreggi è la migliore carta di presentazione. Sa di essere e di correre da solo, anche se le potenziali casseforti paliesche non sembrano in grado di contrastarne l'ingresso a S. Martino. Anche lui, lì, a S. Martino, ci sarà in un ingresso che sulla carta si presenta ad alto, se non altissimo, rischio. Impossibile prevedere lo snocciolamento perché nessuno, tra lui, Ricceri, Mulas e Atzeni, tirerà il freno; chi lo farà vedrà la Cappella come un'icona irraggiungibile e questo è il male della mentalità quattrogiornista che non riesce ancora a capire che in Piazza si gira per tre volte e non una sola. Ma Bartoletti non può venir meno ad una caratteristica che ha sempre messo in evidenza con sfacciata sicurezza; lo scorso anno trovò il braccio teso dell'Atzeni, questa volta ci sarà da individuare di che colore sia il giubbetto. Zeddino. Ha tra le mani la grande, se non grandissima, occasione di imprimere il segno definitivo di Vagliano sulla stagione paliesca che verrà. Monta un cavallo che può tranquillamente fornirgli la grande occasione, ma, soprattutto, dovrà risolvere il dubbio, assieme a Capitan Sportelli, sull'impostazione: Chiocciola o terzo bandierino? Nel Palio due mansioni non si possono né fare, né pensare di fare: o si guarda la Chiocciola, o si sfruttano le potenzialità di Già del Menhir, con calma e senza farlo andare nel pallone. Lui al primo S. Martino non ci sarà, ma sarà dietro in quinta-sesta posizione e pronto anche a sfruttare quel naturale allargamento che potrebbe essere causato dalle forze fisiche che da secoli impone la Piazza a cavalli, fantini e, soprattutto, alla gente di Siena. Fais. La sua serenità, dopo aver vissuto con incubi la vigilia, può costituire un segnale di sorpresa; può contare anche su un anomalo alleato (Capitanbruschelli) che, forse, solo di rincorsa lo guarderà un po'. Per il resto appare abbastanza difficile vederlo a S. Martino, ma da lui l'ambiente paliesco richiede una prova determinata e sicura. E' l'occasione per ricamarsi un p0osto nel futuro paliesco, con o senza Lupa. Capitanbruschelli. C'è, è vero, assieme a lui quell'Elisir che può far sognare, ma, soprattutto, c'è lui che, con l'immancabile fortuna degli incastri è riuscito, ancora una volta, a ricamarsi un posto al canape. A cavalli inverti tra Lupa e Istrice, c'è da chiedersi se, veramente, fosse stato tra i "dieci partenti". Dal canape non partirà e sta materializzando anche la possibilità di trovarsi di rincorsa. Ecco, proprio di rincorsa offrirebbe un'occasione per far parlare ancora di sé. Se dovesse vincere, e lo giuriamo solennemente sulla testa di Ritaanna, Sunto non uscirà mai più. Pusceddu. Ecco l'ultima campanellina per questo fantino che, con il tempo, non è mai riuscito a mantenere le promesse. Non monta un cavallo brillante, certamente, ma non può assolutamente permettersi, una volta indovinato il corridoio giusto, di emulare se stesso con Giaguaro e Istriceddu; in quelle situazioni bisogna spingere per arrivare a S. Martino. Nel suo decennale con la Piazza del Campo, Pusceddu, anche se non lo vediamo nel gruppo di S. Martino, deve dimostrare che questo "gioco" gli si addice; dopotutto trova una monta che, sulla carta, dal 31 maggio era scontata, o appariva tale. Per finire i due Miracolati palieschi: Minisini e Mari. Qui izyno non c'entra niente; c'entra, casomai, l'intreccio di rapporti precedenti tra dirigenti e fantini, già abbondantemente previsti nelle strategie primaverili. Ognuno, a questo punto, si assume direttamente le proprie responsabilità, senza però mai invocare la casualità. Sergio Profeti 30 giugno 2009 |