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La grande delusione è l'Atzeni A sette giorni dalla tratta la grande delusione della vigilia si chiama Giovanni Atzeni. Il fantino sardo-tedesco, infatti, non è riuscito svincolarsi, o non ha saputo riuscirvi, dalla presa a tentacoli del mostro di Vagliano, quel Capitanbruschelli che non vincerà mai più il Palio (di Siena). Tra una settimana non vedremo, infatti e come speravamo, l'Atzeni dettare i tempi dell'accoppiamento equino, bensì lo ritroveremo in quelle vesti dimesse che sembrano, comunque, calzargli alla perfezione. Invece di continuare a recitare il ruolo del "grande desiderio", l'Atzeni ha preferito tirare i remi in barca, confidando nello speciale rapporto che, per il momento, lo lega moralmente all'Oca. Di fatto, l'Atzeni ha chiuso il cerchio disegnato da Capitanbruschelli. Non si tratta, si noti bene, di precise disposizioni dello stesso Capitanbruschelli nei confronti dell'Atzeni; ma da vagliano si è usata quella sottile arma di limitare il raggio d'azione dei concorrenti ad elevarsi punti di riferimento. L'indiscusso dominio di Capitanbruschelli permette al fantino di lasciare, ai suoi concorrenti, solo due strade al massimo e l'abilità consiste nel fatto che la decisione finale passi proprio da una scelta che appaia sulla carta indipendente. E' quello che accadrà all'Atzeni lunedì al tocco, o giù di lì; pensa di scegliere la Contrada, non il cavallo, ma la scelta è stata preparata a Vagliano da Capitanbruschelli. Qui non si tratta di andare o non andare nell'Oca; si tratta, più semplicemente, di saper attendere fino all'ultimo e di accettare l'invito che riceverà su quel cavallo individuato. Al contrario di ciò che sembra, l'Atzeni non guarderà il cavallo, ma la Contrada, quindi l'Oca. E' evidente che con un cavallo vincente l'Oca deve essere prescelta, ma non come Contrada, bensì come prescelta dalla strategia dell'Atzeni, strategia che, purtroppo, non esiste. L'Atzeni ha avuto tra le mani la grande occasioni di imprimere un proprio sigillo a questo Palio di Provenzano, ma perché ciò si verifichi non deve pensare né allo schema tra le rivali, né ai rapporti affettivi che lo possono allontanare dalle scelte coraggiose e di svolta. Se si crede nei proprio mezzi, e nella propria "cultura paliesca" allora le scelte si devono fare solo allorché i cavalli sono stati sistemati dal rimescolamento delle ghiandine. A quel punto ci si accorge che l'Oca vale la Lupa, il Montone, la Tartuca. Per scalare la vetta paliesca questo Palio di Provenzano rappresenta, proprio per l'Atzeni, l'occasione di distaccarsi dal predominio di Vagliano; lo richiede la storia del Palio. Manca una settimana, tempo più che sufficiente a disposizione del fantino sardo-tedesco. Poi venga pure l'Oca, ma per scelta indipendente, non certo per convogliamento delle acque di Vagliano che portano a scegliere o l'Oca o l'Oca. 22 giugno 2009 |