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| Vincerà chi arriverà settimo a S. Martino? Il titolo merita, o non merita, il punto interrogativo, a seconda della lettura che si vuole dare alle previsioni di un quadro sempre più definito all'orizzonte. E si tratta di previsioni che tengono in considerazione ben tre elementi delineati nel mosaico paliesco che si va, di giorno in giorno, a formare. Il primo elemento riguarda la componente cavalli, in un quadro che assomiglia sempre più alla stagione della filosofia quattrogiornista, che alle concezioni vere del Palio (di Siena). Esistono, allo stato attuale, cavalli di una fascia molto elevata e che fa crescere a dismisura le attese e aspettative delle Contrade, proiettando le attese contradaiole in quel piccolo tragitto che dalla mossa porta a S. Martino. Ed è nella mentalità e valutazione di una sempre più crescente filosofia derivata dall'ambiente quattrogiornista, che occorre fare molta attenzione. Il cosiddetto bombolone, oppure il cavallo da Palio anche di seconda e terza fascia aumentano considerevolmente le frenetiche attese, che assomigliano tanto a momenti di puro esibizionismo collettivo, con tanto di pianti isterici o di occhi stranulati al limite di un passaggio di qualche stupefacente. Tanti cavalli assieme, pronti e scattanti, sono un vero e proprio pericolo per Piazza del Campo, non tanto per la loro consistenza tecnica, quanto per i pericoli derivati dall'insieme degli altri due elementi del mosaico, che andremo a decifrare in seguito. Il Palio di Siena ha nella componente equina l'anello più debole e, per questo, più delicato e più pericoloso. Tutti gli equilibri logistico-regolamentari che, nel tempo, si sono andati ad inserire nei meccanismi palieschi hanno portato a credere di aver raggiunto il massimo livello di sicurezza, illudendo tutto il sistema. Non è così, purtroppo. Gli episodi recenti, se non recentissimi, dimostrano che, a prescindere da tutte le considerazioni di salvaguardia studiate e messe in pratica (praticamente tutte portano la firma dell'ex-vero Sindaco di Siena), la salvaguardia equina è appesa ad un sottile filo di combinazioni positive, o negative. E Piazza del Campo non può sfidare queste delicate situazioni, poiché la sua storia impone una rigidità estrema nella mentalità di chi vive e opera nel Palio, e quindi nelle Contrade. Un così alto livello di cavalli, nel tratto mossa-S. Martino, costituisce un pericolo solo perché questo panorama equino, di notevole attesa contradaiola, non si amalgama con il Palio (di Siena) e della sua storia. Forzare la storia significa aprire la strada alla filosofia quattrogiornista che, proprio perché tale, assume una configurazione prettamente becera ed isterica. Ad aggravare la situazione troviamo il secondo elemento del mosaico di questo, e sottolineiamo il "questo", Provenzano; vale a dire la componente fantini. Troppi, ce ne sono paradossalmente troppi pur in un quadro che potrebbe presentarsi anche a sorprendenti debutti. Eppure questo "elemento" costituisce di per sé un altro aspetto negativo, da leggere con la dovuta attenzione. Atzeni, Bartoletti, Ricceri, Fais, Mulas (se debutterà), lo Zeddone, costituiscono quel grappolo di fantini a cui non è permesso temporeggiare in quei 12 secondi che dividono la mossa da S. Martino. Troppi fantini che saranno costretti a partire, coprire, cercare il viottolo giusto per scendere e tagliare S. Martino. Veramente troppi, tutti insieme; e nell'elenco che abbiamo indicato ne manca qualcuno (come ad esempio lo Zeddino, o il Pusceddu) che, a seconda del giubbetto indossato, si ritroveranno ad infoltire il gruppetto. Anche questo secondo elemento del mosaico, come il primo, è fortemente condizionato dall'ultimo, il terzo, che possiede una pericolosità micidiale. Ci riferiamo alla mentalità, all'impostazione del modo di vivere Palio e Contrada del contradaiolo. Un insieme di contradaioli che formano il vero pericolo contro il quale sono inutili qualsiasi meccanismo atto a prevenire incidenti, a cavalli e fantini. E' questo il principale nemico della Festa che si combatte all'interno del proprio io e dove il "benessere della Festa" deve essere posto davanti ad ogni e qualsiasi velleità. Non si può continuare a pensare solo ai propri colori, ma si deve riconsiderare che il "bene collettivo", la Festa appunto, è un insieme di 17 colori nei confronti dei quali le attuali generazioni hanno l'obbligo-dovere di trasferire negli anni un "gioco" che è di tutti perché appartiene a tutti. All'orizzonte non c'è un segno che possa far pensare in modo attivo e positivo. Al contrario si intravede solo quell'esasperazione, con gli occhi stranulati, con cui si deve ottenere solo il risultato finale per accrescere una mentalità che ha poco di Palio e tantissimo di quattrogiornista. Ed allora, ecco, che diventa pericoloso, per la Festa, pensare di girare settimo a S. Martino e vincere il Palio. Il punto interrogativo ce lo metteremo attorno alle otto di sera del 2 luglio prossimo. Sergio Profeti 16 giugno 2009 |