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Un fatto è assolutamente certo: non sono stati indotti in errore

Con il passare delle settimane si va sempre più delineando una crescente curiosità nell'attendere cosa il giudice Pagliai abbia scritto nella sua sentenza di condanna di due mesi al preparatore di Amoroso per non aver dichiarato l'uso di una sostanza da cui è stato assolto. Da ciò che si può ricostruire, attraverso vari incartamenti, ci troviamo davanti ad una forte contraddittorietà di giudizio in considerazione di un aspetto base molto determinante: quello della dichiarazione. Ci chiediamo come, e cosa, poteva dichiarare il preparatore di Amoroso nel momento in cui al cavallo non è stato somministrati alcun farmaco proibito. E si noti, con la dovuta attenzione, che la dose rinvenuta in Amoroso era molto, ma molto al di sotto del limite "legittimo" stabilito dalle norme paliesche, per cui è evidente che somministrare, in un dosaggio consentito, un farmaco non costituisce automaticamente l'applicazione della sua "denuncia". Coso mai, il cerchio si sarebbe chiuso se il giudice Pagliai avesse condannato il preparatore di Amoroso per la somministrazione del farmaco, invece di assolverlo. Resta, di conseguenza, un mistero il motivo per cui si è giunti ad una condanna, molto, molto pericolosa per l'ambiente paliesco, anche se nessuno, per il momento, se ne deve essere accorto. La stesura della motivazione fornirà preziosi elementi per ulteriori commenti. Un fatto, invece, è assolutamente certo: non si può parlare di Veterinari (le celebri Tre Marie) indotti in errore da parte della mancata denuncia di somministrazione del farmaco. Perché? Per il semplice motivo che l'ammissione alla tratta di un cavallo avviene per ben altri meccanismi, anche se le Tre Marie, vista la loro incompetenza nel giudicare un cavallo da Palio, non se ne sono mai accorti. La valutazione riguarda, infatti, e deve riguardare solo la preparazione di adattabilità alla Piazza ed il grado di addestramento ricevuto. Ad esempio, il grado psichico di stress emotivo del cavallo non viene né valutato, né considerato. Il mago-maghetto Reitano (che quando si leverà dai coglioni, assieme ad izyno, sarà sempre troppo tardi) nella sua mirata e scientifica cattiveria a danno della Festa, nel costringere gli altri due componenti la Tre Marie alla stessa dichiarazione, ha voluto fantasticare sulla non-conoscenza della somministrazione del farmaco; le sue dichiarazioni hanno, di fatto, costretto il PM Formisano a spedire sotto processo sia il proprietario che il preparatore di Amoroso. A nostro parere le dichiarazioni del mago-maghetto Reitano (che quando si leverà dai coglioni, assieme ad izyno, sarà sempre troppo tardi) hanno voluto affossare il Palio di Siena, con la benedizione dello stesso izyno, in quanto la dose di flunixin rinvenuta in Amoroso era da considerarsi una "sostanza lecita" perché rientrante nei limiti previsti dalle norme paliesche. Nessuno delle Tre Marie è stato indotto in errore dalla mancanza di una dichiarazione di assunzione, in quanto, su queste effervescenze regolamentari, il mago-maghetto Reitano (che quando si leverà dai coglioni, assieme ad izyno, sarà sempre troppo tardi) si vuole sciacquare la bocca. I fatti dimostrano ampiamente il contrario; nello stesso Palio (agosto 2004) il proprietario di Donnaiolo dichiarò che il cavallo era stato sottoposto a trattamento farmacologico e giunse tranquillamente alla scelta dei Capitani. Perché, nel caso di Amoroso, il mago-maghetto Reitano (che quando si leverà dai coglioni, assieme ad izyno, sarà sempre troppo tardi) ha usato ben altro indirizzo?

Sergio Profeti

23 marzo 2009