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Dalla Sardegna un'altra lezione ippica a Siena

Ci aveva pensato l'ex-vero Sindaco di Siena, nel primo Convegnottolo della storia del 1991, a cercare di dar vita ad una "razza senese" per il Palio. Negli interventi dei relatori di allora fu semplicemente evidenziata la circostanza che, per avere una "razza da Palio", occorrono tra i 150 e i 180 anni, oltre ad un intervento economico di notevole entità. L'idea, non originale, di creare una "razza da Palio" porta anche la firma di izyno, attraverso quella di Ciampoli, nel classico modo della goffaggine più evidente. Nessun stallone selezionato, nessuna indicazione per le fattrici. Tutto elaborato con quella sufficienza e quell'arroganza tipica delle strutture incapaci ed incompetenti. In Sardegna è dal 1848 che si pensa, si lavora e si crea una cultura del cavallo sardo; quel tipo di cavallo senza il quale non si correrebbe oggi il Palio di Siena. La cultura equina nasce in Sardegna e Siena deve, non solo imparare, ma, soprattutto, rendersi conto delle distanze che intercorrono tra due mondi così diversi e lontani, pur se uniti attraverso il mondo equino. La crisi economica che è esplosa nel settore ippico non ha certo ignorato la Sardegna, ma la struttura, anche impenetrabile, della cultura sarda ha saputo trovare, al contrario di Siena, quelle giuste strade che servono per superare agevoilmente il periodo di crisi. A Siena c'è, in verità, Fra Masymetto che pensa, assieme ad izyno, che l'invito ad assistere al Palio di agosto 2008 ai vertici della struttura Unire, possa considerarsi un fattore vincente e certo per riottenere le corse alle Fornaci, dopo, naturalmente, aver sperperato 4 miliardi e mezzo di lire per riproporre l'impianto sugli standard equini italiani. Ma mentre a Siena si è convinti che leccando qua e là si ottenga sempre tutto, in Sardegna, grazie alla notevole mole di cultura equina del proprio sottobosco, agiscono in modo diverso, salvaguardando così l'intero indotto equino che sfama migliaia di famiglie. A Siena c'è un impianto comunale denominato Fornaci, ormai abbandonato a se stesso e terreno fertili per future urbanizzazioni; ad Ozieri, meglio a Chilivani, c'è un impianto comunale che non è stato abbandonato a se stesso. Due beni strutturali di proprietà comunale, con due distinti comuni: Siena e Ozieri. La differenza, a parte che noi abbiamo sia izyno che Fra Masymetto? Ebbene, mentre a Siena, appunto, si leccano i vertici dell'Unire, ad Ozieri il Comune ha pensato di assumere direttamente, e unicamente, la gestione dell'impianto Deodato Meloni di Chilivani. Comne ha fatto? Semplice. In inglese lo definiscono "house providing" che in italiano suona meglio e si tratta semplicemente di "gestione in proprio", cioè un modello completamente sconosciuto al Comune di Siena, ma che permette alle amministrazioni di superare quelle procedure che affossano gli affidamenti di un qualsiasi servizio. Anche se scriviamo da Siena, non scriviamo concetti che possono essere capiti da ambienti astrologici. Ad Ozieri, il Comune è riuscito ad ottenere dall'Agenzia della Regione Sardegna Laore, prima, e Agris, dopo, la concessione dell'impianto di Chilivani nella forma contrattuale del "diritto d'uso". Il Comune di Ozieri ha considerato l'ippodromo di Chilivani "risorsa storica del territorio", oltre che di "importanza strategica del settore ippico poiché tiene viva una considerevole filiera produttiva per l'allevamento, l'agricoltura e quanto altro di positivo ruota attorno al cavallo sportivo". Differenze culture di stile e vedute tra Ozieri e Siena, per quanto riguarda il "cavallo sportivo". Non vogliamo andare oltre, solo rimarcare che, mentre a Siena ci sono Mucchina e Muccona, e che per riproporre le Fornaci all'attenzione Unire sono stati programmati qualcosa come 4 miliardi e mezzo, ad Ozieri, attraverso la Regione Sardegna, per "lavori di adeguamento e avviamento attività" si è preventivata la somma di 1.300.000 euri. Quanto fa in lire italiane? Se Fra Masymetto vuole fare una capatina attraverso internet a Ozieri può trovare tutte le indicazioni necessarie per far risparmiare 4 miliardi e mezzo, che non esistono nelle casse cittadine, alla comunità senese. Così, semplicemente.

Sergio Profeti

23 marzo 2009