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Una sentenza particolarmente contraddittoria Le sentenze dei Giudici vanno commentate, esaminate e vivisezionate solo nel momento della loro pubblicazione, quando, cioè, diventano atti pubblici; per cui ogni considerazione, che può essere elaborata sul dispositivo finale della sentenza letta ieri, dopo mezzogiorno, dal Giudice Pagliai, deve obbligatoriamente attendere il termine dei 90 giorni entro i quali la stessa sentenza sarà depositata. Fino a metà giugno, quindi, ogni considerazione assume una connotazione puramente indicativa, mentre il mondo dei preparatori e dei fantini deve, al contrario, preoccuparsi molto, ma molto, seriamente della condanna che è giunta ieri al preparatore di Amoroso. Il processo per l'infortunio di Amoroso è stato celebrato per diretta ed esclusiva responsabilità del mago-maghetto Reitano (che quando si leverà dai coglioni sarà sempre troppo tardi e che è sempre Colonnello dell'Esercito Italiano) e degli altri suoi due assistenti, Pepe e Magnaghi, che vanno a formare il gruppo delle "tre Marie", sotto la completa benedizione e cooperazione di izyno. Un poker di incompetenti assoluti all'interno del mondo paliesco. I risvolti della condanna vanno ricercati proprio nell'atteggiamento irresponsabile tenuto con quella spavalderia di chi avrebbe anche la pretesa di "insegnare" le "cose di Palio". Ma veniamo alla cronaca della giornata di ieri, anche perché questi saranno temi che terranno compagnia i nostri tre quotidiani lettori. L'inizio del procedimento, in camera di consiglio perché l'avvocato difensore Duccio Valeri aveva richiesto il rito abbreviato, è alle ore 10,20; assente il preparatore di Amoroso. Il primo a parlare è, naturalmente, il PM Giuseppe Pennino che sostituisce il collega Formisano, titolare dell'intera vicenda processuale. La ricostruzione del PM Pennino è veramente minuziosa nei 25 minuti in cui focalizza l'attenzione dell'Aula. Tocca poi all'avvocato Valeri far presente in una lunghissima requisitoria, tre quarti d'ora, l'insussistenza di tutte le accuse al suo assistito. Quando, dopo 35 minuti di "riflessioni" il giudice Pagliai legge la motivazione della sentenza si resta particolarmente frastornati. Il preparatore di Amoroso viene condannato a due mesi, il PM ne aveva chiesti tre, perché ritenuto colpevole di aver "attestato falsamente nel modulo per l'iscrizione del cavallo alla previsita e nella dichiarazione presentata alla Tratta che al cavallo Amoroso non esra stato somministrato alcun trattamento farmacologico ... omettendo ... dolosamente di comunicare l'avvenuta somministrazione in concentrazione elevata del farmaco flunixin ... ed in tal modo inducevano in errore la Commissione veterinaria del Palio che, sulla base di tale falsa dichiarazione, certificava l'idoneità dell'animale a partecipare alla faticosa competizione". Il giudice Pagliai ha, invece, assolto il preparatore di Amoroso dall'accusa di aver "somministrato il farmaco flunixin ... da ritenersi sostanza vietata in base al Regolamento del Palio [NdR: affermazione che non è assolutamente vera, essendo in flunixin un farmaco consentito nella percentuale stabilita ed inferiore nettamente a quella rinvenuta su Amoroso] che non consente la somministrazione di trattamenti farmacologici ove non denunciati alla Commissione Veterinaria al momento della c.d. previsita e al momento della tratta". La prima impressione che si ha è che il giudice Pagliai abbia voluto accontentare entrambe le parti, in un salomonico pareggio; è per questo che occorre attendere la stesura della sua sentenza con tutte le relative motivazioni. Certo c'è da chiedersi, nell'attesa, come poteva il preparatore dichiarare il "falso" se non è assolutamente prevista la sua "presenza scritta" nelle norme, essendo compito del proprietario richiedere l'iscrizione del cavallo ed a firmare tutta la relativa documentazione. Ma c'è dell'altro che dovremo leggere nella sentenza del Giudice Pagliai. Come si fa ad assolvere il preparatore dall'accusa di aver somministrato il flunixin ad Amoroso e condannarlo poi per non aver detto nulla? Ma se è assolto per non aver somministrato il farmaco come fa, poi, ad essere obbligato a sottoscrivere che questo farmaco è stato in effetti somministrato? Insomma, se il giudice Pagliai voleva che l'incontro finisse 1 a 1, doveva condannare il preparatore per aver somministrato il farmaco ed assolverlo perché non rientrava nelle sue competenze, che sono tutte del proprietario, la dichiarazione su cui il mago-maghetto Reitano (che quando si leverà dai coglioni sarà sempre troppo tardi e che è sempre Colonnello dell'Esercito Italiano) ha basato arbitrariamente tutta la sua azione di distruzione del Palio di Siena. Capitani e fantini-preparatori riusciranno, finalmente, a capire in quale baratro sta precipitando il Palio? Sergio Profeti 14 marzo 2009 |