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Il Palio di Siena è diventato uno spettacolo circense

Quando sulle poltrone dei vertici, delle strutture organizzative, siedono gli incompetenti e gli incapaci i risultati sono chiaramente negativi ed alla portata di chiunque. Nel campo specificatamente, e limitatamente, paliesco si registra una vera mandria di incapaci che, sfruttando situazioni particolarmente positive, sostengono di aver inventato la formula giusta, non rendendosi conto che le problematiche, specialmente quelle legate alle vicende equine, si intersecano tra una serie di combinazioni positive fine a se stesse. In questa disastrosa, e decennale, esperienza di un incapace ed incompetente come izyno si è assistito ad un progressivo e repentino movimento di sfascio dell'intera struttura organizzativa dell'ambiente paliesco, uno sfascio al quale hanno partecipato considerevolmente una serie di personaggi, etichettati come "capitani" o "onorandini", che hanno, e stanno, trasformando il Palio di Siena in un deprimente spettacolo circense, con gli antichi romani che avrebbero molti spunti da cui imparare. Se è vero che il culmine di questa attività circense si avrà nelle provine regolamentari del 28 giugno 2009, con la discesa sul tufo del minorenne Enrichetto, figlio di Capitanbruschelli (che non vincerà mai più il Palio di Siena), seguendo una linea di illecita tolleranza inaugurata nell'era di izyno, è altrettanto vero che i recenti segnali di gratuito esibizionismo, a quattro ruote, stiano contribuendo a creare un'irreale atmosfera in cui è difficilissimo identificare i confini dei meccanismi contradaioli. Ci si accorge di trovarsi davanti, ad ogni sospiro, a forme di gratuita intersecazione tra mondi lontanissimi, almeno nelle fondamenta e negli sviluppi di mentalità. Purtroppo oggi l'effervescenza dell'apparire a tutti i costi, in forma completamente esibizionistica e megalomane, condiziona notevolmente quelle forme di rimedi che nessuno, ormai, è più in grado di garantire e di imporre. L'esuberanza del volersi mettere in mostra, o di ricercare l'occasione per farlo, sembra inarrestabile, grazie soprattutto all'apporto incondizionato fornito dai mezzi di comunicazione locale, che non rimarranno certamente esenti dalle critiche allorché tutto questa fantascientifico castello di carta riciclata (anche male) si bagnerà. Non si può pensare di richiamare il concetto di tradizione allorché i tempi sociali del vivere quotidiano sono notevolmente mutati e/o superati; ma è sciacquandosi impropriamente la bocca con il termine "tradizione" che si vanno a giustificare (sulla carta) comportamenti assurdi e completamente negativi. Non siamo ad un passo dagli spettacoli dei circhi, ci siamo nel mezzo e sempre nel nome della tradizione contradaiola. Purtroppo.

Sergio Profeti

9 marzo 2009