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Il Palio non è una sveltina

In molti, nel definire cosa sia, in realtà, il Palio di Siena, hanno portato ad esempio l'atto sessuale, immaginando nel grido della vittoria il "godimento finale", l'amplesso vero. E su questa linea si sono cimentati psicologici, filosofi, antropologi, storici il cui elenco è praticamente indefinibile. Sta di fatto che l'esempio sessuale calza perfettamente con il progredire dei tempi dei due "segmenti", dall'attesa alla conclusione. Tutto, perfettamente, in regola con gli incastri che, da un lato, muovono l'accoppiamento sessuale, e, dall'altro, il conseguimento della vittoria. Ripensiamo un po' ai momenti dell'approccio sessuale, inteso come massima espressione del genere umano, paragonandoli con quelli che, dall'inverno, ci accompagnano nell'attesa delle due date concepite, e anche studiate, per rendere fantastico ed unico questo mondo del Palio, come unico e fantastico è il mondo sessuale. Ebbene se questa è una filosofia di vita, applicabile ai due "segmenti", è evidente che il mondo del Palio trova, nelle due date canoniche, proprio il concepimento sessuale della sua esistenza. Tutto calcolato; dal corteggiamento, al rifiuto, al primo bacio, al primo ballo, al primo atto: sesso e Palio hanno e producono le stesse ritualità e le stesse cadenze. Sempre uguali e sempre, miracolosamente, identiche. Cosa c'entra, allora, il Palio in più? Sessualmente il Palio in più è il tradimento, la sveltina; un atto che manca di tutte quelle prerogative, e quella preparazione, che, al contrario, si ritrovano, intatti ed indissolubili, in attesa che il calendario scandisca le due date, imposte dalla ritualità dei secoli. Il Palio non è, quindi, una sveltina, un tradimento nei confronti del patner; il Palio è profondamente un insieme di sensazioni che non possono essere traditi dall'occasionalità saltuaria. Il rapporto di coppia, nella sua maturazione sessuale, non ha bisogno di trovare, dietro l'angolo la sveltina; recepisce e trasmette tutte quelle occasioni con cui concepisce una gioia interiore che psicologici, filosofi, antropologi e storici non potranno mai descrivere. Ognuno nel suo io, in un rapporto che la sveltina non potrà mai trovare corrispondenza. Ed allora, perché rovinare la magica attesa delle due date, con una sveltina (il Palio in più, un tradimento) che manca dei sapori essenziali per i quali il Palio, da tanti e tanti secoli, è giunto ai giorni nostri?

Sergio Profeti

23 gennaio 2009