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Quella soglia che non sarebbe mai dovuta essere superata

Investire un'autorità dello Stato italiano, qual'è appunto il Tribunale civile di Siena, di questioni che si intersecano tra socialità, tradizione, rispetto delle idee e delle regole, passate e presenti, è per il mondo contradaiolo in genere una sconfitta, una sonora sconfitta. Aver superato quella soglia assume un significato di netta sconfitta perché dimostra chiaramente che le "regole interne" ad una delle 17 comunità cittadine non sono riuscite a trovare quei giusti equilibri con cui superare una problematica di notevole rilievo. E se oggi c'è l'Oca ad aver superato quella soglia che porta alle aule del Tribunale di Siena, domani potrebbe capitare a chiunque delle altre 16 Contrade, i cui dirigenti hanno spiccato per assenza e snobbismo della vicenda. Come se questo coinvolgimento dell'autorità giudiziaria interessasse solo l'Oca e non, come riteniamo, l'intero meccanismo contradaiolo. E' pur vero che si è tornati indietro con i tempi, quando qualsiasi problematica di natura contradaiola, veniva risolta con le carte bollate e con le sentenze che richiamavano i giudici di allora ad usare una mano pesante in considerazione anche dell'era sociale in cui si verificavano. Si era a metà 800, quando ancora l'Unità d'Italia era motivo di scontri politici. Oggi lo scontro sociale riguarda una sola comunità, quella ocaiola, i cui dirigenti, del presente e del recente passato, più o meno ampio, non hanno saputo e voluto risolvere una questione, affidandosi, entrambe le parti, ad un giudizio che inizierà così: «In nome del Popolo italiano ....». Sì, è una bruttissima pagina di storia, una soglia che mai avrebbe dovuto essere superata e non c'è più tempo per capire dove è stato commesso l'errore, il primo o l'ultimo.

Sergio Profeti

16 dicembre 2008