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L’episodio verificatosi a mio danno la scorsa notte, cioè l’affissione illegale di volantini anonimi diffamatori della mia persona, rappresenta con ogni probabilità la più alta espressione creativa dello scarso intelletto degli autori. A distanza di ben 12 giorni dall’ultimo Palio, alcuni improvvisati attacchini – evidentemente dopo lunga e ponderosa ponzata – hanno partorito quella che nella loro misera conoscenza delle tradizioni ritenevano una canzonatura del sottoscritto e, più o meno indirettamente, della Contrada cui mi onoro di appartenere. Protetti (così almeno credevano) dall’anonimato che rende baldanzose le persone vili, questi individui, peraltro riconosciuti distintamente da numerosi testimoni, hanno provveduto ad imbrattare alcune zone del rione di Castelvecchio e del Corso cittadino con i suddetti volantini. Il cui contenuto è palesemente la spia di un grave disagio, mentale e sentimentale, di chi ne è ideatore e appiccicatore. Il sintomo di un sordo e cieco rancore personale che né le secolari rivalità tra Contrade, né tanto meno la tradizione del Palio possono spiegare e giustificare. Il mio nome e cognome, nell’ignobile e triste volantino in questione, viene accostato a non ben specificate “corse truccate” e ”cavalli truccati”, mettendo inoltre in discussione la legittimità di poter essere proprietario di cavalli. Ricordo a chi lo ignorasse che per essere iscritti all’albo come proprietari di cavalli del Palio bisogna possedere i seguenti requisiti: essere residenti nella Provincia di Siena, avere adeguata struttura di allenamento o appoggiarsi ad essa, e non essere in contrasto con l’art. 15 del Regolamento del Palio, riferito all’eleggibilità a Capitano. In poche parole essere incensurati. Tutti requisiti da me regolarmente posseduti.

La cosa che più mi rattrista, da Senese ancor prima che da Tartuchino, è il constatare che nessun esponente autorevole della Contrada cui appartengono i fantasiosi volantinatori si sia dissociato privatamente dai suddetti poco simpatici balordi. Dov’è infatti il buffo di tali volantini? Dov’è l’arguzia tipica degli sfottò palieschi? Qui non si è trattato di una canzonatura della mia Contrada, seppure attraverso la mia figura, ascrivibile alla normale e sacrosanta dialettica paliesca, ma di un attacco diffamatorio vergognoso e personale a un comune cittadino, di stampo tipicamente stalinista o fascista, a seconda dei gusti. Il sottoscritto non ricopre infatti nessun incarico ufficiale di Contrada, quindi la diffamazione con tanto di nome e cognome non colpisce la mia Contrada ma la mia persona e la mia famiglia. Il gesto invece colpisce senza dubbio la mente incerta degli autori. Se infatti altri si vorranno accodare a questa assurda tendenza a cosa dovremo assistere in futuro? A manifesti in cui al tale verranno rimproverati dei gusti sessuali stravaganti? A volantini in cui del tal’altro si dirà che è un vecchio zozzone? A depliant che accuseranno Tizio e Caio di essere abituali consumatori di droghe? In qualità di proprietario del cavallo Elimia avevo intenzionalmente evitato di comparire in interviste e articoli vari, proprio in odio all’eccesso di esposizione mediatica di certuni cavallai e cert’altri sedicenti ex-fantini, ora pronti a prostituirsi per un piatto di pastasciutta e dieci minuti di celebrità. Ora, vistomi chiamato in causa sul piano personale da illazioni vigliacche quanto inconsistenti, non potevo restare in silenzio, soprattutto per il rispetto che devo ai miei familiari ancora prima che a me stesso. Stiano però tranquilli gli anonimi attacchini. Non ho intenzione di denunciarli, nonostante di alcuni ne conosca il nome ed esistano testimoni oculari della bravata. Vorrei dire loro solo di cercare di essere più divertenti e arguti (per quanto non sia nella loro natura), augurandoli che la sorte non gliene dia l’occasione per tanto, tanto tempo ancora. 

Niccolò Rugani