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Se n'è andato quel fantino che personificava il vero volto del Palio di Siena

Non è bravo chi, vincendo un Palio dopo l'altro, continua a correre tranquillamente in Piazza del Campo. E' bravo chi, come Lazzaro, pur non avendo mai alzato il nerbo al cielo, è andato ben 40 volte al canape. Ieri è deceduto uno dei fantini che sono riusciti a scrivere pagine di storia del Palio, proprio attraverso quella particolarità di correre e di non riuscire mai a vincere, anche se con i giubbetti di Onda, Oca e Selva aveva assaporato il gusto di quel bandierino alla mossa. Se n'è andato un grande, anzi un grandissimo personaggio che come fantino, dirigente di Contrada, e preparatore di Palii d'Italia aveva avuto più di un'occasione per far parlare di sé. Apparteneva a quella categoria di fantini che sapeva rispettare le regole, quelle amministrative, quelle del mondo delle Contrade, quelle dei fantini. 40 Palii una sola ammonizione (agosto 1966): un dato che si commenta da solo e che fa capire come il rispetto dell'autorità comunale risultasse un concetto radicato nell'uomo e nel fantino di quei periodi. E' stato dirigente di Contrada, della sua Oca, come mangino alla fine degli anni '70 e, in questa veste, non è risultato però tanto rispettoso delle regole del Palio, contribuendo a far scattare la squalifica per l'Oca. Nei Palii d'Italia, da Fucecchio ad Asti, è stato un riferimento preciso per moltissimi anni. Sapeva farsi rispettare, ma sapeva anche, e soprattutto, misurare le amicizie con quella spontaneità necessaria per farsi voler bene. Era un amante del Palio ed era cresciuto con quel rispetto dei ruoli e delle parole che oggi affossano la filosofia paliesca. I suoi numerosi episodi palieschi meritano di essere raccontati, per comprendere fino in fondo che quel Palio, che ci sta alle spalle, era il Palio della città, della sua città.

26 giugno 2008