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Il fantino di riserva fa ridere

Il regolamento del Palio di Fucecchio, come quelli di altre realtà italiane, prevede la sostituzione del fantino in caso di infortunio. Così Federico Sanna è subentrato domenica con il giubbetto delle Botteghe a Giovanni Atzeni e questa norma regolamentare ci fa molto sorridere. Quella del fantino di riserva è una storia vecchissima ed antica e che il Palio di Siena ha vissuto in varie epoche. Ad esempio nel 1862 a causa dell'infortunio del cavallo della Lupa, e poiché era considerato un affronto alla festa far correre il Palio a 9 Contrade, si decise che la Contrada partecipasse ugualmente al Palio con tanto di ingresso al canape al primo posto, ma con l'obbligo di togliersi immediatamente dalla corsa. Per attuare questa disposizione fu ingaggiato come fantino Giuseppe Vincentini di Pavia, che era un appuntato del V Squadrone degli Ussari di stanza a Siena. Quello del 1862 non è il solo esempio in cui si è ricorsi al fantino di riserva, basti pensare al 1952 quando, contrariamente alle norme consuetudinarie, l'allora Direttore di Polizia del Comune Barra, per evitare incidenti, impose il cambio del fantino del Bruco facendo "debuttare" Ganascia con il giubbetto della Chiocciola. Ed è stato proprio quell'episodio del 1952 a far modificare il Regolamento del Palio imponendo la "chiusura della porta" una volta segnato il fantino dopo la provaccia. La tradizione e consuetudine di Siena, come si vede, è tale che certi meccanismi, come quello del fantino di riserva, non trovano sbocco, tanto più che a fine anni '60 anche molti "storici" ed "eruditi" di regole di Palio avanzarono la possibilità di inserire il "ricambio" in caso di infortunio per far correre tutte e dieci le Contrade. Non è stato così, fortunatamente. Nel resto d'Italia, comunque, questa norma della sostituzione appare inevitabile, proprio in considerazione del fatto che si permetta a tutti di correre, oscurando quindi un tassello che è fondamentale per lo svolgimento del Palio, e perché lo stesso si concretizzi attraverso norme consuetudinarie. Certo è che ognuno, in casa propria, fa come vuole; ma è evidente che gli osservatori esterni non possono che sorridere su questa norma che di "Palio", e con il "Palio", non ha proprio nulla da spartire. Le "porte che si chiudono" senza riaprirsi sono dei cardini solo per la storia di Siena.

Sergio Profeti

20 maggio 2008